Stivali da cowboy

Irrinunciabili. Si intonano con qualunque outfit e in qualsiasi occasione, dal gonnellone hippie ai pantaloni yuppie, dalla romantica fuga dalla città per il weekend, tra bovidi e antistaminici, alla serata mondana.

C’è chi sarebbe disposto a tutto, per un paio di stivali da cowboy…

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 «O mio Dio. Potrei uccidere per quegli stivali da cowboy!» Miranda, un metro e un’autostrada di gambe, 53 chili di tutta natura (terrazza panoramica compresa) e boccoli d’oro, lasciò cadere un’occhiata da faina sulle calzature della collega seduta alla sua sinistra – eppure avrebbe giurato che nel camerino non ci fosse nessun altro a parte lei.

«Addirittura? Divinità, omicidio e scarpe, accostamento interessante» la donna – una bellezza esotica fuori dai canoni, dalle linee concave e convesse tra il postimpressionista e il conturbante – sorrise. Miranda aveva notato per primi gli stivali, ma ora il suo sguardo da bambola fece una radiografia all’intera figura: adesso voleva anche quei denti perfetti, di certo il risultato di una fruttuosa collaborazione tra Madre Natura e l’odontoiatria estetica. E che dire della chioma liscia (olio di Argan? Di cocco, girasole, colza, cosa?!), delle labbra come frutti tropicali maturi, della pelle tonica e abbronzata, tesa su un sfilza di muscoli pronti a correre, saltare, arrampicarsi o scattare sulla passerella?

La giovane modella scosse la testa: «No, uccidere no… Rischierei di macchiare quelle meraviglie che porti ai piedi! Sono di Tony Lama, vero?»

L’altra, con un mezzo giro di sedia, le si mise proprio di fronte e mosse gli stinchi su e giù una o due volte, come per stiracchiarsi con nonchalance, imitare uno stile di nuoto o sventolarle davanti i due trofei di pelle (Da qui posso quasi sentirne il profumo…): «Oh, yes. Serie fashion. Numerata».

Miranda trattenne il fiato: sapeva che c’era dell’altro.

«Con particolari cuciti a mano». La ciliegina sulla torta, il cacio sui trenta grammi scarsi di maccheroni, il pugno dritto nello stomaco pieno di succhi gastrici, bile e due foglie di lattuga scondita.

«Darei l’anima per quegli stivali!» esclamò Ricciolidoro con una mano sul cuore, quasi a volersela  strappare con le sue mani, l’anima, lì, seduta stante.

«Per così poco?» la Puss-in-boots inarcò un sopracciglio, un punto interrogativo sinuoso e ben disegnato sulla fronte liscia (Avrà quasi quarant’anni, dài, avrà sposato un chirurgo… Oppure la sua borsa sarà piena di botox e filler), «Lo faresti davvero?»

«Senza alcun dubbio» Miranda annuì un’unica volta, solennemente.

«Se questo è ciò che desideri…» la donna si sfilò i suoi Tony Lama-fashion-numerati-con particolari cuciti a mano con la stessa disinvoltura con la quale un mamba esce dalla vecchia pelle, «Sono tuoi… Per una stagione».

«Me li stai prestando? Sul serio?!»

«Più che volentieri. Per una stagione…» ripetè, «Poi tornerò a riprendermeli». Si alzò in piedi e, scalza, si avviò verso la passerella: con un paio di scarpe all’ultima moda, con inserti in cuoio o decori in Swarovski, non sarebbe potuta essere più elegante e raffinata.

«Ma se non sai neanche dove abito!» Miranda la seguì a ruota, con gli stivali in mano e senza nemmeno pensare alla scaletta nella sfilata, ma della signora non vi era più traccia: si era volatilizzata nella luce dei riflettori, nei lampi dei flash e nelle bollicine di champagne.

 

La trovarono nel suo appartamento un anno dopo.

Miranda giaceva sul parquet della camera da letto, il corpo martoriato da morsi e graffi, gli occhi di Boemia spalancati, increduli.

Nessun segno di effrazione, nessun oggetto mancante. Unico indizio, una serie di impronte di stivali – non corrispondenti a nessun modello sul mercato – che, dopo aver guadato la pozza di sangue, si perdevano nel nulla.

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