Gemelli

Ornamenti forse non molto comuni, ma che rendono chi li indossa distinto e ricercato…

…A qualsiasi età

Gemelli

«Sei pronto?» domandò, e l’impazienza si leggeva in quegli occhi infossati, anzi sprofondati.
«Hai aspettato per 82 anni, non puoi resistere altri due minuti?» Oreste appianò una piega dei pantaloni: per quella bastava una mano o, nei casi estremi, un colpo di ferro da stiro, ma con i solchi sulla fronte aveva perso le speranze da un bel po’: l’aratro del tempo aveva scavato troppo in profondità, anche se non c’era più nulla da piantare… E poi quelle rughe gli conferivano un non-so-che che faceva ancora voltare le donne – le infermiere – al suo passaggio.
«82 anni, quattro mesi, otto giorni, quindici ore, venticinque… ventisei minuti. Ma guarda che non sono venuta a prendere solo te, oggi, ho una lista di appuntamenti lunga così!» fece un gesto stizzoso, e il movimento scoprì due estremità che parevano stecche da biliardo, «Do la massima disponibilità, sono sempre reperibile, faccio gli straordinari e arrivo fine giornata stanca… morta. E vi ci mettete pure voi, con i vostri giochini alla Frankenstein, il progresso e tutti questi preparativi – ma dove credi di andare, a una sfilata? Procrastinazione: ecco come descrivervi in una parola sola».
«Sai che da giovane ero proprio un bel giovanotto? Mi chiamavano “l’elegantone di Cinecittà”» l’uomo tirò su il colletto della camicia buona – Adelina, la badante, aveva insistito per fargliela portare, come se all’ospizio sapessero distinguere una Ralph Lauren da un pigiama – per annodare meglio la cravatta, «E oggi non voglio essere da meno».
La Puntuale agitò la sua clessidra da polso: «Proprio adesso stanno dando il via alla sperimentazione di un nuovo vaccino, efficace, a quanto pare. Protrarre, rimandare, far aspettare» sottolineò.
«Ci sarà anche lei?» chiese lui, senza guardarla, ma trovando particolarmente interessante il linoleum della stanza.
«Sì, sì, mamma, zia, cugine, ci sono sempre tutte» ribatté sbrigativa, «Forza, ho delle scadenze da rispettare, io, ché poi mi si accumulano le scartoffie in ufficio».
«Io intendevo…» l’aria da smargiasso attempato si sciolse come burro nel microonde, «Lei».
«Sì… L’amore è sempre il primo a venirti incontro» disse la Signora, e la bocca inaridita arrischiò un sorriso più veloce della luce – ma forse era solo bruxismo; in ogni caso, la voce le si era incrinata appena, non per una speciale empatia, ma al pensiero di Pallino, il (mummificato) siamese che l’attendeva nel monolocale laggiù ai piani bassi e che era solito farle le fusa contro le tibie al suo rientro – da quanto tempo non tornava a casa a dargli da mangiare e a pulirgli la lettiera?
«Allora è il caso che indossi anche questi» Oreste, riscuotendola dalle sue fantasie gattare, frugò sotto il cuscino ed estrasse una coppia di gemelli di platino, con uno zaffiro al centro e due iniziali incise sul retro, «Me li regalò il giorno del nostro matrimonio, sai? Dio, era così bella… E io troppo stupido, la tradii con quella comparsa…»
«…E con la truccatrice. E con l’assistente di regia e la segretaria, poi con quella giornalista, la ballerina, la fotografa… Lo sappiamo, sì. Non capisco perché ti stia ancora aspettando».
«Sul serio? Oh, ma mi farò perdonare, vedrai» le dita tremavano, mentre cercava di infilare il gemello sinistro nell’asola, scuotendo la testa come se servisse a scostare il velo della cataratta.
La Vecchia Amica imprecò, poi afferrò il prezioso bottoncino e lo sistemò a dovere: «Su, ti aiuto io, sennò qui facciamo notte. Et voilà, sei un vero figurino» anni e anni di stress, promozioni mancate, lavate di teschio e stipendio da fame (non che il cibo fosse la sua passione) l’avevano proprio rammollita.
Oreste si rimirò nello specchietto sul comodino e sospirò soddisfatto: «L’hai detto. Sono pronto, andiamo. Farà male?»
«No, te lo posso assicurare. La falce serve solo a fare un po’ di scena».

«Ma che ha il divo decrepito, oggi? Guarda, s’è vestito di tutto punto!» commentò un’infermiera.
«Di solito è già tanto se si ricorda di indossare le mutande…» ridacchiò la collega, «Si sarà pure messo in ghingheri, ma continua a parlare da solo».
«Pure i gemelli, che sciccheria, neanche avesse un appuntamento importante… Non viene a trovarlo mai nessuno!»

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