Fango

A volte il fango si dimostra un alleato di bellezza, altre volte il fango è semplicemente… Fango.

Ma può dimostrarsi un alleato assai utile… O addirittura un Cupido!

Fango (2)

È verità universalmente riconosciuta che il fango debba stare al posto che gli è stato assegnato all’inizio dei tempi, là, da qualche parte insieme al brodo primordiale, i fagiolini e i sandali con i calzini bianchi. Tuttavia il pantano, esattamente come le candide calzette abbinate alle calzature estive, è caratterizzato da una proverbiale insofferenza nei confronti delle regole del decoro, una tracotanza degna di Achille Piè Veloce e una propensione all’ ubiquità. Nulla da discutere sul fatto che sia una compagnia da evitare, e che un matrimonio tra un buon partito e tale miscela organica (della quale non vogliamo conoscere i natali!) sia del tutto inappropriato.

Eppure, da che mondo e mondo, esiste l’eccezione che conferma la regola, e qualche volta – solo qualcuna – intrattenersi con la melma in questione, parente più mondana delle schive sabbie mobili, può rivelarsi piacevole, e molto.

Si può dire che lui si innamorò di quell’orlo inzaccherato. Certo, poi lo sguardo si abbassò sulle scarpe dalla tinta ormai indefinibile, e risalì lungo il mantello – drappeggiato con lieve imbarazzo per celare, per quanto possibile, i danni delle pozzanghere –, i capelli scarruffati e il viso schietto e in fiamme, per infine avvinghiarsi, solo per un istante, a quegli occhi incontrati poche volte, eppure così familiari. Ma quella presenza bruna – all’apparenza setosa come il pelo dei cani da caccia nella sua tenuta – che faceva la svergognata sul lembo, una volta latteo, della sottana di lei, fu il canto di una sirena.

Il fango aveva portato colore – una sfumatura fin troppo realistica – nell’ambiente marmoreo, sterile, e ora gli sussurrava all’orecchio, con una voce che sapeva di umido, di sottobosco e forse di cripte, storie di indomite donne medievali, fate travestite da pastorelle, fattucchiere dal fascino inevitabile e ragazze appena passabili, ma dannatamente incantevoli.

Quella poltiglia, lontana congiunta del più nobile limo egiziano, gli appariva ora, a lui che non si era mai interessato di ornamenti femminili, come il più fine dei belletti e il più raffinato degli accessori, e lo catturò con forza e tenerezza, come e più dei nastri di raso per cui tutte smaniavano.

Fece un rigido inchino – dall’esterno poteva sembrare contegnoso e scostante, ma se solo avessero potuto leggergli dentro! –, e non seppe mai se la sua galanteria fosse riservata alla dama o alla fanghiglia, che ricalcava quell’ospite inattesa con nuovi contorni, più terreni e tangibili, ma non meno attraenti.

«Signor Darcy, mi sta ascoltando?» lo rimproverò la signorina Bingley.

In effetti no.

Per quanto tempo si era perso nelle sue fantasticherie? Forse troppo, o anzi troppo poco… Di certo il desiderio di perdersi nel fulgore degli occhi di Elizabeth Bennet e di voltolarsi nel fango – seppure solo in senso metaforico – non lo avrebbe abbandonato molto presto.

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Questa e altre immagini deliziose sul sito http://www.pemberleypond.com/ delle illustratrici Lalla e Luisa!

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