Shopping Bag

Magari non sarà proprio la borsa più fashion, ma la shopping bag di tela aiuta l’ambiente,

conferma la teoria dell’Universo in espansione e ha una propria personalità!

 Shopping bag


La spesa, non l’occhio, è lo specchio dell’anima.

Da ciò che una persona mette nel carrello si possono capire molte cose – talvolta, spiando nel cestino degli altri compratori compulsivi, nascono racconti gustosi e si trovano spunti per iniziare una conversazione stuzzicante o imbandire un corteggiamento (“Che lei sappia, la salsa è ancora in offerta? Ma lo sa che i suoi occhi mi ricordano due belle olive taggiasche?”: un paio di ingredienti, cottura a fuoco lento – il tempo di una fila – e puff, il sugo è pronto, ma badate che il piatto non si raffreddi).

Dai suoi acquisti, potremo dedurre se l’umanoide in questione sia a dieta, intollerante al lattosio o possieda un gatto e se, quella stessa palla di pelo, soffra di disturbi intestinali, disfunzioni ai reni o semplici psicosi capricciose.

Io osservo, valuto, soppeso, mentre lo stomaco brontola, esultando di gioia se lui prende dallo scaffale quei bei biscotti al burro, e accartocciandomi quando lei lo fulmina con lo sguardo, intercetta i dolcini, li sbatte con stizza sul ripiano sbagliato e punta dritta verso il sedano e rapanelli. Ho una situazione familiare difficile.

Petto di pollo, mele fuji, ricotta, patatine surgelate (alla fine sono giunti a un compromesso): approvo. Poi un pacchetto di biro blu: quanto mi piacerebbe rosicchiare quei cappucci lucidi! E poi ancora fazzoletti doppio velo e carta igienica in formato famiglia: che sapore avrà la cellulosa?

Ma il mio momento non è ancora arrivato e me ne sto acquattata sul fondo metallico e un po’ unticcio di questa gabbia con le ruote, a familiarizzare con i futuri acquisti. Mi piace giocare con il cibo prima di ingurgitarlo.

I miei nuovi amici sussultano e ballonzolano – lui ha uno stile di guida spericolato –, mentre a me piace lasciare che le mie morbide estremità fluttuino in quel vento artificiale, mi piace gonfiarmi, farcirmi di profumi, luci, brandelli di dialoghi troppo fuggevoli per essere acchiappati.

Toh, la signora che di solito vive al reparto sottaceti si sta avviando alla cassa con un carico di ostriche e champagne… Forse ha in programma una seratina. Ma la questione non mi riguarda e concentro tutta l’attenzione sul mio nucleo familiare: sono passata oltre – oltre il sistema antitaccheggio – e aspetto a bocca aperta, per l’adrenalina e la speranza che mi colgono ogni singola volta, ma soprattutto per la fame.

La carne e il formaggio stanno già scorrendo sul nastro, godendosi – beati e inconsapevoli – il loro ultimo viaggio sul placido fiume nero… Forza, forza, venite da mamma.

Lei e lui ravanano un po’ nella mia pancia, allineano scatole e bottiglie come se fossero mattoncini del Tetris, sistemano in cima, in perfetto equilibrio, la mezza dozzina di uova, neanche fosse un oggetto sacro… Poi inizia la lotta:

«La porto io, è pesante, non ce la fai».

«No, io! Stai forse dicendo che sono debole?».

L’importante è che qualcuno mi faccia accomodare nel bagagliaio e mi dia un passaggio a casa. Il tragitto è breve, ma è tutto al buio, e sento che il latte scremato inizia a sudare.

Finalmente! Prendo posto sul tavolo, imponente e tronfia come sono, e sono certa che oggi mi lasceranno qualcosa da sgranocchiare.

Invece no! Non mi abituerò mai allo scorno, all’imbarazzo, all’infamia di dover vomitare, contro la mia volontà, ciò che non ho nemmeno assaggiato. Frigo, dispensa, sportelli della cucina: loro si dividono equamente le provviste, e io so che mi sfottono non appena mi rintano nello sgabuzzino.

Mi sento prosciugata, troppo magra… Aspetta, sul fondo c’è ancora qualcosa.

Lui si aggira nei pressi del tavolo come una iena fa la posta agli scarti del leone.

«Ho finito di svuotare la borsa, tu va’ pure a rilassarti, cara!» esclama, con voce troppo acuta e melliflua.

Lei ciabatta verso il divano, lui estrae fulmineo un cucchiaio dal cassetto e si avventa su di me, per accaparrarsi quell’ultima briciola… Certo che avresti anche potuto lasciarmelo, il barattolo di Nutella, per una volta!

Annunci