Manolo

Un nome che evoca il chico latino delle telenovelas Anni ’90, tre sillabe che si intonano con gli occhi cerulei di Carrie Bradshaw, sei lettere melodiose come uno tacco 12: in qualunque modo la pensiate, la parola “Manolo” vi strapperà almeno un… sospiro!

 Manolo

«Vai, Manolo, così, sì…» la donna inarca la schiena, producendosi in una serie di gemiti e gorgheggi.

«Ma che sta facendo?» Michela fissa la cliente, che si sta cimentando in quella che ha tutta l’aria di essere un’interpretazione da Oscar de L’estasi di Santa Teresa del Bernini.

«Ah, già, tu sei nuova» commenta Lalla, la sua collega, «Quella è la signora De Marchis».

Come se il cognome riveli tutto, oltre a un pezzo del codice fiscale.

«Dai che ci sei, ancora un po’, così, ancora, ancora…».

Altro che scultura barocca, muta e bloccata nel marmo…

«Buono a sapersi, ma… Perché fa così?» continua la nuova commessa nel negozio di scarpe, in un sussurro da Carbonaro.

«Lei fa sempre così. Forse perché porta un 40 abbondante, ma si ostina a infilare quella fetta di Emmental in un 37 e mezzo» le spiega l’altra.

«Così, così, dai che ci siamo quasi, Manolo…» ansima intanto la De Marchis.

«Perché?» ripete Michela, a voce più alta del dovuto.

«Shh! Non vedi che quella ha due parabole al posto delle orecchie? Si atrofizza le piote perché non vuole che al Country Club, o giù di lì, sappiano che il suo non è un piede di fata… ma di Pippo della Disney».

«Io porto il 37 e mezzo…» fantastica la neoassunta, che ha un debole per le fiabe in generale, per Cenerentola in particolare e Manolo Blahnik per la precisione. Michela si perde nel cobalto di quelle decolté come negli occhi di un Alec Baldwin dei tempi d’oro, mentre gli inserti di Swarovski ammiccano e il cartellino del prezzo scaglia anatemi peggio di un invasato medievale.

«La signora viene qui ogni stagione» prosegue Lalla, che ormai ha preso l’avvio, «Sceglie tre o quattro paia di Manolo – giusto per dare un po’ di compagnia alle altre bambine – e prosegue la sua sessione di shopping un negozio dopo l’altro: Luisa Spagnoli, Borbonese, Chanel, una pausa da Baratti, e poi Perlier, Sephora, Desigual e un regaluccio per il marito da Tommy Hilfiger».

Michela non si chiede nemmeno se la collega si rivolga a degli informatori più o meno raccomandabili, o se sia lei stessa a pedinare la signora: continua a fissare la scena trasognata.

Tre o quattro paia di Manolo…

La facoltosa quanto masochista cliente, inconsapevole del pubblico alle sue spalle, raggiunge finalmente l’apice del piacere (Ah, Manolo!): i 25,4 cm di ciascun piede, con un sinistro plup tac!, entrano nella prigione firmata e dimostrano che la materia non è impenetrabile, oppure sono impietriti dallo sforzo e dall’asfissia per protestare. La donna zampetta avanti e indietro soddisfatta, si risiede, estirpa a fatica le scarpine, si dà una rassettata, allunga la carta di credito e salpa per altri lidi fashionisti.

«Ovviamente, tocca a noi consegnarle a domicilio le sue preziose calzature… Non sia mai che si rovini la manicure portando tutte quelle scatole, sacchetti e sacchettini» Lalla la segue con lo sguardo e conclude il racconto, poi fissa la ragazza al suo fianco, e negli occhi scuri brillano due lampade alogene, «Perché non te ne occupi tu quest’anno? Potresti indossare le Hangisi pump per tutta la strada…».

«Non se ne parla! Con la mia fortuna, finirei in una pozzanghera dopo due passi… Per non parlare dei chewing-gum e della pupù dei cani!» obietta Michela, che ha gli stessi desideri e la stessa onestà di Cenerentola, ma non dispone né di una Fata Madrina né di uno stuolo di topini freschi di scuola di sartoria – una volta le è entrata in casa una pantegana di fogna, però non le è parsa molto portata per il ricamo.

«Eddai, fallo per me… Io ho il 41 e non sono un’amante della tortura. La De Marchis abita a dieci minuti da qui, non capiterà niente di male. Sarà fuori per tutto il giorno, devi solo presentarti alla cameriera e consegnarle i pacchi. Vai, Michi, sei tutte noi!».

E Michela non se lo lascia ripetere due volte.

È incredibile come il mondo possa apparire diverso dalla vetta di un paio di tacchi: la linea dell’orizzonte si alza, la schiena si raddrizza e l’autostima lievita e levita. La ragazza guarda le vetrine, un po’ Il diavolo veste Prada e un po’ Colazione da Tiffany, tra il timor panico e l’incanto, veleggia e quasi volteggia lungo i corridoi del centro commerciale, ammira il soffitto a vetri farsi sempre più lontano a mano a mano che la scala mobile scende, sbuca in strada, e il blu delle Manolo è uno sprazzo di cielo delle Canarie precipitato in terra ad avvolgere i suoi piedi… Non si accorge nemmeno dei passi dietro di lei, che la stanno inseguendo da un po’.

«Scusami…» una voce calda come l’Andalusia la fa voltare, e Michela si trova a faccia a faccia con una versione 2.0, ringiovanita e migliorata, di Banderas.

«Sì?» guaisce lei.

«Non voglio sembrarti un maniaco» inizia lui, impacciato, «Solo che… ti ho vista poco fa e non ho potuto fare a meno di notare…»

«… Le scarpe?» ipotizza la ragazza.

«No» la guarda sorpreso, «… Il tuo sorriso! Sembravi così in pace col mondo, felice e… contagiosa. Posso offrirti un caffè?»

Prima le Blahnik, adesso un principe mediterraneo, è un sogno o una candid camera? Oppure è una fiaba, e io sono la zucca a trenta secondi dalla mezzanotte?

«Io…»

«Perdonami, non mi sono neanche presentato. Mi chiamo Manolo, piacere!» il fusto le tende una mano, attaccata a un braccio, poi a una spalla e infine a un torace di notevole interesse.

Un nome, una garanzia!

«Michela, piacere» squittisce la ragazza, incredula.

«Adesso posso offrirti un caffè?».

«Volentieri! Devo solo fare una consegna veloce. Ci vediamo qui tra cinque minuti?» prima il dovere, poi il piacere, meglio non abusare del Karma e della Dea Bendata.

«Ti aspetto!» lui le scocca un sorriso da film.

E Michela ricambia, corre dietro al primo angolo della via, sfila le decolté, indossa le sue scarpe e si scapicolla a casa della De Marchis: con un tacco basso si corre più velocemente e non si rischia di lasciare il principe da solo sulla scalinata del palazzo, con un pezzo di cristallo in mano e nient’altro.

Cenerentola sì, ma con una marcia in più.

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