Cappello peruviano

L’inverno sta arrivando (ma se n’è davvero mai andato?) e le ferie sono un ricordo remoto come gli Snorkies… Il momento ideale per ricordare un certo viaggio!

 Cappello peruviano

Forse sono stata la sposina in viaggio di nozze meno sexy della storia: bikini? Starete scherzando! Gonnellina ascellare? Per favore! Miniabito realizzato con un fazzoletto di stoffa? E come la mettiamo con la mia ottocentesca salute cagionevole?

Dopo esserci riempiti gli occhi di fiordi, acque celesti e stoccafissi, nell’estate più calda degli ultimi quattro decenni, siamo volati in Islanda… E giù di piumino verde mela, guanti blu che parevano le mani di Mazinga, K-Way da Batman e l’immancabile cappello peruviano multicolore, compagno di tante avventure dai tempi del liceo – in valigia avevo anche un copri-calotta-cranica color nutria, ma si è smarrito durante una visita a una fortezza, insieme al mio senso dell’orientamento.

Presi singolarmente, questi capi non sarebbero neanche tanto male, ma è l’insieme a creare un effetto Giochi Senza frontiere.

Mai tentare degli abbinamenti quando non bevi caffè da quasi due settimane.

Mai illudersi di riuscire a creare degli accostamenti decenti solo perché hai bevuto una triste imitazione dell’espresso.

Nella Terra Ghiacciata il paesaggio varia più veloce delle nuvole: distese di lava – del periodo pre-rivoluzione francese – a perdita d’occhio, spiagge nere punteggiate di pulcinelle di mare, scogliere di basalto, lagune di iceberg (in questo caso, al mio abbigliamento si è aggiunto un giubbotto di salvataggio arancione, tanto per rafforzare la somiglianza con un Mini Pony), cascate e laghi originati dall’impronta di creature mitologiche, campi più biondi della Carrà. Per una volta, ci siamo dati allo scatto selvaggio, osservando i risultati con occhio critico (“Oddio, cancellala subito!”, “Che dici, la rifacciamo?”) e affibbiando nomi altisonanti e variegati (“Viandante sul mare di magma”, “In the puffin we trust” e così via). Solo una cosa è rimasta costante: la mia bardatura – poco importava cosa ci fosse sotto: Victoria’s Secret, sepolta dagli strati gelo-repellente, sarebbe appunto rimasta un segreto – e, soprattutto, il mio cappello peruviano.

Mi sono inerpicata su rocce instabili: ebbene, lui era con me. Ho superato, pur di vedere un panorama mozzafiato, la mia fobia delle altezze: pure lui. Ho sognato di essere la prima donna vichinga a raggiungere le coste dell’America: lui e i suoi pon-pon si erano già imbarcati su una drakkar.

Ed era lì quando il mio neo-marito, per tenermi le orecchie al calduccio, me lo calcava sulla testa tirandolo per le treccine e mi chiamava “folletto” (forse pensava a David Gnomo?): ecco, in momenti come quelli ho capito perché il mio berretto di lana di pseudo-alpaca mi piaccia così tanto… e che, in una stanza riscaldata, si può fare a meno della tenuta da neve.

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