Tacchi e Taccheggi – Taccheggiare non è mai stato così di moda. Intervista all’autrice Desy Icardi

Il blog I Love Wropping presenta
Desy Icardi con il suo libro TACCHI E TACCHEGGI

Cari serpentelli, dopo l’intervista dal vivo in Barriera di Milano, oggi I Love Wropping ha il piacere di ospitare Desy Icardi, autrice di Tacchi e Taccheggi (Golem Edizioni)!
Ciao Desy, e benvenuta nel mio blog: purtroppo non abbiamo a disposizione tè, pasticcini e un bel divano comodo, ma solo uno spazio virtuale…
Fa niente, ora apro il frigo e mi mangio uno di quegli yogurt con i granellini colorati e sgranocchio per tutta l’intervista. Ne vuoi uno? Lo zippo e provo a inviartelo via WeTransfer.

Eccolo, grazie! Ma temo che nel trasferimento si sia perso qualche Lactobacillus… Ora che ho fatto merenda, leggo dalla prefazione di Massimo Tallone al tuo libro: “È noto a tutti che far ridere (consapevolmente) è molto più difficile che far piangere. […] c’è modo e modo di far ridere: […] i comici […] gli umoristi […] E poi, […] tutt’altro paio di mutande è affidare il compito alle sole parole scritte”. Per dire, far ridere non è roba da ridere. E tu? Ti senti più comica o umorista? Insomma, Desy, chi sei?
Raccontaci un po’ di te.
Posto che il comico si basa su reazioni istintive e immediate – spesso fisiche – mentre l’umorismo utilizza costruzioni più articolate e rivelando un retrogusto acidulo, quando non addirittura amaro, essendo tendenzialmente cerebrale, anzi diciamo pure cervellotica, mi rivolgo di prevalenza all’umorismo; senza negarmi qualche uscita più terra terra tipico del cabaret. E ciò risponde alla seconda domanda, cioè al chi sono. Io sono una cabarettista e una scrittrice. Nel cabaret, dove posso usare l’intero corpo – e che corpo! – faccio largo uso della comicità, nello scrivere devo lavorare più di narrazione e di umorismo.

Nel tuo libro scrivi di borsaiole e taccheggiatrici: com’è nata l’idea? Nostalgia di “Occhi di Gatto” o qualcos’altro?
Tacchi e Taccheggi è nato sulla linea tranviaria 10 di Torino. Un borsaiolo ha cercato di estrarre il portafogli a un passeggero, ma è stato così maldestro da farsi beccare. Dopo un po’ di trambusto (direi quasi un linciaggio), ho intercettato qualche brandello di una conversazione bisbigliata da due voci femminili, che dicevano all’incirca: “Io ormai non borseggio più, con la crisi c’è troppa improvvisazione, è pieno di principianti che si fanno pinzare”. E l’altra ha risposto: “Io ogni tanto sgraffigno qualcosa al supermercato, ma giusto per divertimento, non si campa di taccheggio”.  Mi sono voltata per individuare le signore e – sorpresa – ho visto che erano due tizie assolutamente normali, tra i trenta e i quaranta e di aspetto piuttosto curato. Così mi è venuta in mente una storia comica femminile dove le protagoniste non sono stiliste, avvocatesse modaiole o giornaliste rampanti, ma “normalissime” taccheggiatrici e borsaiole.

A quanto pare, esistono diversi tipi di taccheggiatori: chi sono Barbara e Lydia (con la y) e a quale categoria appartengono?
I miei personaggi sono agli antipodi, Barbara è una professionista di successo senza problemi economici mentre Lydia è una lavoratrice precaria che tira a campare, ciononostante sono entrambe taccheggiatrici per hobby. Nessuna delle due trae dal taccheggio la sua fonte di sostentamento. Tutte e due taccheggiano perché manca loro qualcosa. A Lydia manca il brivido del suo perduto mestiere di borsaiola (e del perduto fidanzato borseggiatore). Barbara taccheggia per dare una scossa a una vita perfetta ma programmata nei minimi dettagli.

Nei primi capitoli, Barbara e Lydia si incontrano e si scontrano come Licia e Mirko dei Beehive, si rincorrono e si incrociano più volte, più o meno casualmente. Sono molto diverse, eppure hanno entrambe madri ingombranti e legami con uomini più o meno assenti, sono bloccate in rapporti di amicizia poco stimolanti e in uno stanzino (“il frutto di una sveltina tra l’ufficio di un autoricambista e un caotico magazzino”), a causa di un “vizio” in comune: si tratta di due universi paralleli o – e qui cito te, o, meglio, Lydia – “una roba più simile a quelle sorelle divise e poi ritrovate”?
Prima Occhi di Gatto, ora Licia e Mirko… tesoro gli anni ’80 sono finiti, fattene una ragione. E poi dobbiamo proprio farlo sapere a tutti che abbiamo i nostri annetti sulla groppa? Ora che abbiamo un blog che protegge la nostra privacy e nasconde le nostre rughe possiamo far finta di essere nate negli anni ’90. Puoi citare un cartone del ’97, ’98 per favore? Per tornare alla domanda non credo che Lydia e Barbara vivano in due universi paralleli, ma semplicemente che guardino la vita – la medesima vita – da prospettive diverse. Entrambe hanno in comune una cosa, ovvero la solitudine, anche se ovviamente anche questa è vissuta dai personaggi in maniera differente. La solitudine di Lydia è vera e reale, quella di Barbara è una solitudine affollata da uno stuolo di parentele e amicizie inutili (oltre che urticanti).

’97, ’98? E mica è facile… I Pokémon? E se vestissi la mia gatta da Pikachu? Forse è meglio lasciar perdere… Tu sai tutto dei tuoi personaggi, molto di più di quanto sia confluito in queste pagine: dove immagini Barbara e Lydia in questo momento? Magari a “Santropé” (Lydia dixit)?
Tra dieci anni Barbara potrebbe essere felicemente divorziata e Lydia tristemente sposata, le parti si invertiranno e allora sì che sarà davvero necessario fare quel famoso viaggio a “Santropé”.

Quello che scrivi è molto vivido, preciso, e tante volte, leggendo, mi è capitato di pensare: “È proprio così, non potrebbe essere raccontato altrimenti”, oppure: “Lo faccio anch’io, è capitato anche a me!”. Chi non ha mai avuto a che fare con un energumeno invisibile o una certa Fatina amante del pugilato (e non aggiungo altro, se volete saperne di più leggete il libro!)? Le gallerie dei personaggi, poi, sono particolarmente vivaci… Si tratta di pura fantasia? Puoi farci qualche esempio?
Non si tratta di pura fantasia, il cervello non ha fantasia. La creatività è un mito New Age. Il nostro povero testone non fa che accumulare immagini che la cosiddetta fantasia deve abbinare e assortire. Non si inventa nulla, semmai si dispone secondo un ordine personale. Quindi tutto è per forza di cose mutuato dalla realtà, anche se impastato, mescolato, ridipinto e incipriato. Come diceva Flaubert: “Madame Bovary c’est moi”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
In primis mangiare un altro yogurt con i granellini, in secundis dare alla luce il mio secondo romanzo che è già pronto e scalpitante nel cassetto. Solo che non amo che i romanzi stiano troppo nei cassetti, il problema principale dei nostri giorni è lo spazio abitativo e a me i cassetti servono per la biancheria. Il romanzo che al momento usurpa lo spazio dei calzini parla dell’incontro tra due generazioni, ventenni e quarantenni: nativi informatici versus tardivi informatici. Il tutto condito con un po’ di bondage. Il mio prossimo romanzo sarà “eroticomico”.

Gnam (e questo vale sia per lo yogurt sia per il tuo prossimo romanzo)! Ultima domanda: perché qualcuno dovrebbe leggere il tuo libro? Prima rispondo io: Tacchi e Taccheggi è insolito, divertente, molto umano… Si legge tutto d’un fiato (e, nel frattempo, non ci si accorge nemmeno di essere borseggiate); più che un romanzo di genere Chick-lit, ovvero una lettura “per pollastrelle”, è un trattato sulla vita segreta delle gazze ladre… e, ad ogni pagina, l’ironia vola più in alto di un’aquila. Ecco, finalmente, dopo questa lunga divagazione ornitologica, ti ringrazio e ti passo la parola!Nessuno deve leggere niente se non gli va, neppure I promessi sposi (soprattutto I promessi sposi, che quando la smetteranno di imporcelo sin dalla culla forse ci verrà la voglia di leggerlo). Diciamo comunque che Tacchi e Taccheggi, come I promessi sposi, può essere letto per patriottismo. In Italia il genere comico femminile praticamente non esiste, ma non perché non esistano scrittrici comiche o umoristiche italiane, bensì perché gli editori raramente le pubblicano, preferendo comprare i diritti di romanzi di autrici inglesi e americane. E poi… magari vi fate due risate.

Presto, fate un salto in libreria… Tacchi e Taccheggi va a ruba! 😉

Tacchi e taccheggi

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