Amabili trenta. Trent’anni… e li dimostro di Amabile Giusti

Pensavo che dell’autunno inoltrato mi piacessero soltanto i colori e i cachi.

Adesso devo ricredermi.

Oddio, i rossi preraffaelliti, le tonalità bronzee delle foglie e le Mele d’Oriente avranno un posto speciale nel mio cuore forever and ever, ma anche un pomeriggio grigio, mentre il maritino fa le pulizie e la gatta affoga i dispiaceri nel cibo (Tu e il tuo panno elettrostatico! Ci avevo messo così tanto a riempire i cuscini di peli!), può avere i suoi risvolti positivi, specialmente se hai tra le mani un libro come quello di cui sto per parlare.


Un giorno di pioggia non ho incontrato il fratellino e il micio trippone di Mirko dei Beehive, ma, “giroscando” nel Paese delle Meraviglie dei Blog di recensioni e dei gruppi di lettura virtuali, mi sono imbattuta nel romanzo Trent’anni… e li dimostro: amabile giusti Trent anni e li dimostroincuriosita dalla trama e dalla vicenda editoriale – la prima versione è uscita, autopubblicata, in formato e-book e ha subito dato il via a un’asta tra gli editori; a settembre Mondadori ne ha pubblicata la seconda edizione, rieditata e ampliata –, ho spento il PC e mi sono fiondata alla libreria più vicina all’ufficio, cercando di non inciampare sul perfido porfido della via.

La sovracopertina del volume, di un rosa zucchero filato sul cui fronte campeggia una ragazza dal sorriso contagioso, oltre che attirante, all’occorrenza può essere brandita come lo scettro di Sailor Moon per portare un po’ di scintillio sui mezzi pubblici e i volti dei passanti. Funziona, ve l’assicuro, e il gesto mi ha riportata all’infanzia, saziando il mio senso di rivalsa: alle elementari eravamo in tante, in troppe per ambire al titolo di “Guerriera che veste alla marinara”, così alla sottoscritta, che già superava il metro e cinquanta, non aveva voglia di questionare e dimostrava infime doti teatrali, toccavano sempre ruoli secondari o inventati di sana pianta… Come se gli altri sistemi solari pullulassero di giustiziere in minigonna! Ma sorvoliamo.

Fin dalle prime righe, si entra nel vivo della vicenda: “chiappe al vento”, ogni sera diverse, ma ogni sera a “mandolino di teak”, un coinquilino troppo statuario per essere vero, una protagonista dalla faccia buffa, due vere amiche, un lavoro difficile da spigare, una compagnia teatrale strampalata, tante Barbie, una famiglia ingombrante e una marea di interrogativi (“L’amore è un abito alla moda, che l’anno dopo potrebbe apparire sciatto”, mentre “L’affetto è un outfit classico, che […] sopporta indenne il passaggio degli anni”? Qual è il confine tra amicizia e amore? È possibile una convivenza civile dopo che quel limite è stato valicato?). Gli elementi della classica Chick-Lit, certo, e, forse, già intuiamo il finale della vicenda, o perlomeno lo speriamo con tutte le nostre forze, ma quel che conta è il come, il viaggio.

Un boccone particolarmente succoso del caco mi cola giù dal mento, ma le pagine del libro restano intonse: No, Luca (il protagonista, scrittore bello, dannato e dannatamente Don Giovanni) ha portato a casa l’ennesima donna! Il pullman perde acqua dal tettuccio e mi costringe a interrompere la lettura: Non dirmi che Carlotta (la nostra eroina, tutta ricci, lentiggini e logorroici film mentali) ha davvero intenzione di uscire con quel pittore da strapazzo! Il latte minaccia di evadere dal bricchetto, in un turbinio di schiuma e odore di bruciato: Aspetta! Prima fammi scoprire se Carlotta si decide a prendere a pugni quella #*%&# di sua sorella! Meno male che sono figlia unica! L’avrete capito, cari serpentelli, staccarsi da questo romanzo è difficile. Il problema è quando le situazioni di Carlotta, Luca e del loro universo di carta entrano nel mondo reale e prendono il sopravvento…

Monologo in cucina
Io: «Bia, lascia stare il mio caco [la mia gatta ha una strana passione per la frutta]! E tu, Carlotta, renditi conto che il tuo coinquilino è innamorato di te!».

Dialogo in ufficio
Collega: «Med, ti decidi a rispondere al telefono?!».
Io (lucciconi alla Gatto con gli Stivali): «Luca ha appena fatto una scenata! Ma come si permette? È stato lui a provarci con Erika! E adesso come la mettiamo?!».
Collega: «… Amici tuoi?».

Assolutamente. Io non sono Carlotta – sì, il mio lavoro rasenta la Twilight Zone e i miei capelli sono mossi (a causa dell’umidità e di una vecchia permanente), la mia mamma è bellissima, però è anche molto dolce e non mi organizzerebbe mai una festa a sorpresa con sculture di ghiaccio e musica discutibile, e mio marito è molto figo –, ma Carlotta è l’amica che tutte vorremmo: divertente e naturale, sincera e disarmante. Non è una fotomodella, non è una giornalista di moda né una personal organizer, ma ha carattere, cresce, cambia e ama pazzamente: il suo non è un semplice lieto fine, al fianco dell’uomo dei sogni, ma anche e soprattutto una tappa fondamentale lungo il percorso della vita… La meta? Il proprio posto nel mondo, l’amore per se stessa e la consapevolezza che i numeri non sono nient’altro che numeri: “I trent’anni, i quaranta, o perfino il doppio, sono solo involucri: […] conta come li riempi. Conta come ti guardi quando sei così, come adesso, nuda davanti a uno specchio”.

Che altro aggiungere? Una scrittura poetica, fluida e briosa, episodi esilaranti, vette di comicità e di emozione. Insomma, un libro che è come la sua autrice: Amabile!

Bia trent'anni

Approved by Bia

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