A piedi nudi

“Resta con i piedi per terra”:
non sempre è un saggio consiglio!

A piedi nudi

Si dice che l’amore faccia volare.

Sì, ma che succede se ti innamori mentre sei già a sessantasei piedi da terra?

Questo si chiedeva Philippe, sorvolando – letteralmente – sul fatto che sessantasei fosse il numero del Diavolo, o così, almeno, gli aveva detto e ripetuto sua nonna nelle sere d’autunno parigine.

E allora all’inferno le credenze, il focolare, il suolo freddo e le patate congelate, all’inferno le paure, il “copriti le orecchie, non stare con la testa tra le nuvole e deciditi a diventare grande una buona volta”, all’inferno l’inferno stesso, che a ogni passo minacciava di inghiottire lui e la sua anima cristiana-non-praticante, schiudendo il baratro di fuoco nello stesso modo in cui gli astanti spalancavano le bocche – bocche baffute, bocche senza denti, bocche lucide di rossetto e di ciliegie succhiate tra un numero e l’altro.

Ma lei non aveva aperto bocca, non come gli altri.

Forse perché le avrebbe rovinato il trucco o avrebbe conferito al suo viso un che di umanità e sregolatezza che il bel mondo e gli istitutori stigmatizzavano a colpi di bacchetta, lunghe attese sui ceci e sguardi eloquenti. No, lei aveva fatto una “O” piccina piccina, ma perfetta, quasi che a quelle labbra avesse messo mano Giotto: una smorfietta, da vera mascalzoncella, come avrebbe commentato la Luisona, scrollandosi di dosso la limatura di ferro del cannone.

Due labbra candite e onde dorate a incorniciarle le guance a forma di mela: pochi dettagli, e Philippe era capitolato… restando in bilico su un filo di seta, sentendo per la prima volta il fascino della gravità. Così doveva essersi sentito Icaro, dopo essersi preso troppa confidenza con la luce solare, l’aquila nella sua ultima picchiata, o un qualsiasi aviatore con una volontà da Titano e il motore in avaria.

Lo stava guardando? Il funambolo si fermò a metà strada, il fisico atletico ben in vista e un’espressione drammatica, ben studiata, tra le sopracciglia castane; le orecchie gli si riempirono di esclamazioni acute, la mente solo di lei e nient’altro.

L’arena del circo, lucida di sudore e lanterne, gli strizzò l’occhio e gli promise castelli di sabbia, picnic nel parco e baci al chiaro di luna nei Campi di Marte.

Icaro, l’aquila e l’aviatore erano liberi del cielo, ma liberi di una libertà solitaria, fatta di autocelebrazione e lambiccamenti. Certo, l’amplesso con i cavalloni del Mediterraneo, il sottobosco e le dune si era rivelato fatale, ma a Philippe non pareva che nei miti, nelle favole e nei trafiletti di giornale si parlasse di rimpianti e di rivalsa.

Il piede sinistro si portò davanti a quello destro, con la grazia di un ibis sulle sponde del Nilo, le braccia si scostarono dal corpo, a imitare il volo di una cicogna, ambasciatrice di buone notizie… Poi quegli stessi arti, come molle, riscattarono all’indietro, a voler stringere quella nuova opportunità, a dar forma a una visione; gli stinchi si scossero; le dita, dalla prima all’ultima, slittarono su un pianoforte invisibile. Il funambolo perse l’equilibrio, quando la stabilità interiore se n’era andata già da un pezzo, dal momento in cui aveva scorto tra la folla la bella furfante e la sua bocca aderente come un anello nuziale.

Lei cacciò un urlo e si portò le mani al viso, in barba all’etichetta, ma spiò la caduta da una fessura, un morbido spioncino tra il medio e l’anulare.

Philippe scordò i Greci e gli animali, mandò a quel paese la modernità e i mezzi di trasporto, e si concentrò sui gatti della nonna, quelli che, nelle già rievocate sere autunnali, saltavano giù dal tetto e gli si acciambellavano sulle ginocchia: una torsione, una capriola, una preghiera imparata da bambino… E i suoi piedi nudi si posarono a terra.

Salvezza, miracolo, scrosci di applausi e di risate liberatorie, la felicità a un tiro di schioppo.

«Sposami!» le propose, non appena recuperò il fiato – ma quello lì, il cuore, continuava a battere al ritmo dei tamburi dei pagliacci.

«Mi dispiace» rispose l’incantatrice, e uno svolazzo del suo ciuffo biondo indicò l’impomatato sedutole accanto, «Sono già impegnata con lui».

L’amore fa volare e, se sei già ad alta quota, ti solleva ancora e ancora e ti impedisce di schiantarti… è il “no”, unico detentore della forza di attrazione gravitazionale, a buttarti giù.

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