Book Clutch

Borse e letteratura: due must intramontabili… e a volte confondibili?

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Una delle tante aziende produttrici di Book Clutch è di Napoli: si tratta di By M., il marchio di Maria Marigliano Caracciolo. Moda, letteratura e legatoria si combinano alla perfezione… e fanno impazzire le star di tutto il mondo! Guardate qui che delizia: http://www.bloost.it/ita/brand/borse-libro-maria-caracciolo.aspx

La chiamavano “tardiva digitale”. E a lei, puntualmente, veniva da pensare a un frutto dimenticato sull’albero, a una mela che rosseggiava in solitudine sui rami più alti, troppo in su per essere colta da quei coglitori maschi, col fisico di Russell Crowe e lo sguardo alla Gian Maria Volonté. Di solito, a questo punto, il passo dagli occhi scuri di Gian Maria Volonté a una fantasia Spaghetti Western al limite della decenza era breve: la professoressa Penelope Godwin, docente di letteratura inglese a Oxford e lontana parente di Mary Shelley, si vedeva catapultata due secoli addietro, nell’Ovest più profondo del Nuovo Mondo. Sarebbe scesa da un treno a vapore con un bagaglio leggero, vestita di pizzo e crinolina; avrebbe diretto una piccola scuola in un villaggio di minatori e lì, tra mille difficoltà, epidemie di tifo, scontri con gli Apache e sogni profetici a proposito di bisonti bianchi, lupi solitari e aurore boreali, avrebbe convertito un bandito impenitente e bellissimo, facendolo soccombere alle lettere e al sublime fascino delle pagine scritte. Complici una bufera di neve e un cavallo imbizzarrito, si sarebbero ritrovati, soli, nelle perigliose praterie e per non morire di freddo sarebbero stati costretti a…

“L’operazione da lei richiesta non è al momento disponile, si prega di riprovare più tardi”: la scritta lampeggiò sullo schermo del computer come l’insegna di un centro commerciale. O quella di un losco locale negli anni del proibizionismo: questa volta, Miss Godwin, di giorno, sarebbe stata l’irreprensibile moglie di un senatore retrogrado, nonché generosa benefattrice e mecenate di un circolo di artisti, ma di notte avrebbe cantato note struggenti con la voce roca e impastata di fumo e rimpianti, facendo girare la testa agli avventori del bar e intrecciando una torbida relazione con un gangster dal volto angelico, tale e quale a Francis Scott Fitzgerald. E il senatore McDougall (il nome se lo inventò così, su due piedi)? Di certo avrebbe scoperto tutto, forse per colpa di una ballerina gelosa o di un leccapiedi in cerca di una raccomandazione per il figlio… Uno scandalo, senza dubbio, e inevitabilmente una rissa, forse ci sarebbe scappato il morto, e lei, in disgrazia, ma a testa alta, avrebbe proseguito la sua battaglia (quale, di preciso, non era dato saperlo) alla luce del tramonto.

“L’applicazione non risponde”: la finestra si aprì dal nulla, e di fronte alla docente si dispiegò un universo sconosciuto di programmi, Social, WhatsApp, devices e altre diavolerie da film di fantascienza. Era così inalberata, che il pensiero di Rutger Hauer in Blade Runner passò in sordina.

Qual era la sequenza corretta? CTRL-ALT-CANC? F6 e il tasto con quel simbolino strano disegnato sopra? Penelope visualizzò lo schema metrico di un sonetto a rime incrociate, al fine di innescare il meccanismo della recollection (tanto cara ai Lake Poets!), ma si accorse ben presto che né la parlantina di Shakespeare né la pacatezza di Wordsworth le sarebbero state di una qualche utilità in quel frangente. Come una donzella innocente corrotta dal mondo e dalle delusioni amorose, cedette, proruppe in un’esclamazione (irripetibile) di sommo sdegno… e staccò il cavo; lo ricollegò alla presa elettrica subito dopo, coprendosi il volto con le mani e sussurrando un «Vivi!», allo stesso modo in cui il Dottor Frankenstein doveva aver tentato di infondere la vita nella sua creatura (le estreme conseguenze dell’hobby della tassidermia).

Il computer le rispose con un bip e le sue prime parole, in bianco su schermo blu (la medesima tonalità delle iridi di Heathcliff), furono: “L’ultima sessione si è chiusa in modo imprevisto”. Era una critica, nemmeno troppo velata? La professoressa chinò il capo sulla scrivania, sentendosi una pessima madre.

«Godwin, posso esserle utile?» una voce la fece voltare. Solo un uomo chiamava tutti per cognome, fregandosene altamente di titoli e pubblicazioni: James, l’informatico del dipartimento!

«Oh, sì!» anche lei decise di fregarsene dei convenevoli e si scansò per far spazio al salvatore.

Penelope guardò distrattamente oltre i vetri del suo ufficio: fuori, nel cortile dell’università, i suoi allievi passeggiavano ciascuno per conto proprio, chi con gli auricolari, chi palpeggiando un iPhone, chi facendo i grattini sullo schermo di un tablet, chi, ancora, sfoggiando con noncuranza… una prima edizione di Pride and Prejudice? E poi Oliver Twist, Alice’s Adventures in Wonderland e tanti altri classici della letteratura: i suoi eroi di carta! Schizzò all’esterno, incurante dei tacchi instabili e di qualsiasi cosa James le stesse dicendo.

«Signorina Spoon, dove ha trovato… quello?» domandò affannata, indicando una copertina verde bosco dalle scritte dorate.

«Su internet, professoressa, su un sito consigliato da Becky Potter!» rispose con candore l’allieva, indicando la compagna con baschetto parigino, scamiciato grigio e Little Women al braccio.

Penelope continuò a tempestarla di domande neanche si trattasse di un esame: prezzi, modalità di acquisto, tempi di consegna. Ogni replica era un’iniezione di speranza e stupore: possibile che in rete vendessero questi tesori, a cifre tutto sommato accessibili (ricordava bene a quanto fosse stata battuta la copia di Alice del 1865 all’ultima asta di Christie’s)? Possibile che i letterati e i bibliofili permettessero una simile tratta? Possibile che lei non ne sapesse nulla?

Si ricatapultò alla base: i “nativi digitali” non si rendevano conto del reale valore di quei volumi? Ebbene, lei ne avrebbe approfittato, facendone man bassa e garantendo a quei poveri, dolci libricini sottovalutati una casa amorevole e priva di umidità.

«Ecco, ora dovrebbe essere tutto a posto» dichiarò James al suo arrivo, «Penelope, mi stavo chiedendo…».

«Grazie, grazie, lei è veramente insostituibile, un mago» lo congedò con un gesto della mano e atterrò sulla sedia girevole, digitando l’indirizzo del sito con una velocità impressionante. Jane Austen, Charles Dickens, Lewis Carroll, nessuno mancava all’appello: i suoi amici erano lì, e lei li avrebbe ospitati tutti in una libreria di legno, velluto e vetro a tenuta stagna, talmente confortevole da far invidia agli alberghi di Bath e ai cottage del Kent.

Cliccò, verificò il carrello, digitò il numero della carta di credito e confermò l’ordine.

***

«Uno stipendio intero… per delle borse a forma di libro?!» dopo quindici giorni di attesa, Penelope Godwin aveva accumulato abbastanza adrenalina da scagliare l’intera scatola – imballaggio, nastro adesivo e borsette – a diverse iarde di distanza e senza alcuno sforzo, mandando contemporaneamente al diavolo chiunque osasse dire che gli intellettuali non erano portati per lo sport. Tuttavia, si ricordò dell’educazione ricevuta in collegio e si limitò a lanciare una riproduzione della più celebre opera di Richard Francis Burton, con tracolla coordinata, fuori dalla porta.

«Arabian Nights… Scelta interessante» commentò James, raccogliendo l’accessorio più in voga del momento, «E mi permetta l’ardire: il color fiordaliso s’intona perfettamente ai suoi occhi».

La docente rimase interdetta, notò che il sorriso dell’informatico magari non somigliava a quello del signor Rochester o di Fitzwilliam Darcy, ma era comunque degno di un certo interesse. La questione meritava di essere approfondita. Si tolse più o meno casualmente gli occhiali, concesse un punto al mondo digitale e di colpo si sentì un fiore, anzi, un frutto… di quelli un po’ ritardatari, ma che colpiscono proprio per la loro succosità fuori stagione.

«Ardisca, ardisca pure» accordò, fissandolo con l’impudenza di un’eroina romantica, ma con un tocco tutto personale.

Forse la sua collezione di libri antichi non aveva fatto progressi, ma ora sapeva cosa abbinare al tailleur già pronto per il prossimo convegno… e al vestito color fiordaliso che avrebbe indossato all’appuntamento con James.

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2 thoughts on “Book Clutch

  1. le Book Clutch sono meravigliose…. ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta su quale prendere….”Lolita” o “Alice nel paese delle meraviglie”? o magari “Orgoglio e Pregiudizio”……ammazza però quanto costano!!! 😦

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