La curiosità uccide il gatto di Blake B. Capelli rossi e ratti albini: una Biancaneve sui generis sotto il cielo di Torino

La curiosità uccide il gatto

Le fiabe migliori (?), di solito, hanno come protagonista una bambina con le guance pienotte e rubizze alla Heidi, buona come il pane appena sfornato da Banderas e impareggiabile in fatto di lavori di casa; la bambina in questione, poi, affronta difficoltà familiari, tracolli economici, catastrofi naturali e avance da parte di orchi e bestiacce, ma inevitabilmente e perennemente con un sorriso – perfetto e radioso nonostante l’odontoiatria sia ancora agli albori – stampato tra una fossetta e l’altra; lacrime, incantesimi, pantegane trasformate in destrieri dal manto immacolato, zucche rubate all’agricoltura, arcolai fuori posto, punture, dormite di un secolo (peggio della sottoscritta di domenica mattina), inseguimenti, agnizioni, baci e abbracci e infine pam!, un matrimonio fastoso (con un quasi-sconosciuto di nobili natali) di comprovata durata, solidità e passione sotto l’egida del “E vissero per sempre felici e contenti”. E chi s’è visto, s’è visto.

La storia di cui vi parlo oggi, invece, inizia a un passo dalla fine, dal risveglio della bella quanto enigmatica principessa: Zora ha riaperto gli occhi diciotto anni fa in una villa in collina, del suo prima non ha memoria e il suo orologio biologico si è fermato.

Ha pelle bianchissima, uno sguardo da predatore notturno, celato dietro a un paio di lenti a contatto colorate, e lunghi capelli rossi che fanno pensare al melograno… e al sangue. Già, perché Zora non è una quarantacinquenne che ama trassare sull’età spacciandosi per una ragazza di ventisette anni: è una vampira.

La sua esistenza, per quasi due decenni, si è trascinata apatica e solitaria per le vie di Torino, rubando agli esseri umani quell’energia vitale appena sufficiente a mantenersi in forze. Fino ad ora.

Mentre un assassino letale e immortale sceglie con cura le sue vittime, tutte dalla chioma purpurea, la non-vita della nostra oscura Biancaneve (e tenete a mente la parola Neve, è una delle chiavi del romanzo) viene sconvolta dai rapidi flash dei ricordi, dalla sete e dalla curiosità, e si intreccia con le vicende un appartamento con terrazza e dei suoi nuovi inquilini, con lo zampettare di un ratto candido – un amico, forse un famiglio? Io da piccola adottai un topo bianco, ma lui non era pronto a socializzare… “Non sei tu, sono io” soleva ripetermi, allenandosi sulla ruota – e la comparsa di Crave, un vampiro di incredibile bellezza, capace di crudeltà inaudite e gesti eroici, spietato e malinconico, così simile a Zora da appartenerle fin dal primo incontro, dal primo contatto, forse da sempre… Il principe tenebroso per eccellenza, insomma.

Pagina dopo pagina, Zora scopre la potenza, la sensualità e l’utilità del proprio morso, beve e ricorda, sogna e rivive un’infanzia e un’adolescenza segnate da un’amicizia speciale, che nel presente non ha lasciato tracce, salvo una… E noi, insieme all’affascinante revenant, componiamo il puzzle, un tassello dopo l’altro.

I pezzetti si incastrano a mano a mano, ecco, un angolo è completato, ma siamo soltanto a un terzo dell’opera: La curiosità uccide il gatto di Blake B., già un fenomeno sul Web e appena ripubblicato (rivisto) da Golem Edizioni, è infatti il primo capitolo della saga dedicata a Zora Von Malice… e ci ha già conquistato, “azzannandoci” con il suo stile accattivante e il ritmo serrato, la trama innovativa e i personaggi ben delineati, inconsueti e attraenti, la musica dei Subsonica e Madaski, i Murazzi e Porta Pila.

Una cosa è certa: d’ora in poi, camminando “tra il fiume e i portici”, in questa città in cui fa “già buio alle sei”, mi guarderò alle spalle una volta in più… specialmente se dovessi scorgere dietro di me una zazzera rossa scompigliata dal vento torinese.

La curiosità uccide il gatto_2

Il gigantesco poster comparso davanti all’Hiroshima Mon Amour

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