L’architettura dell’amore: Manhattan Beach di Raquel Villaamil

manhattan beach

Se “per fare un tavolo ci vuole il legno” e, tutto sommato, “per fare tutto ci vuole un fiore”, quali sono gli ingredienti per dare una svolta alla propria vita e sfondare nel mondo dell’architettura?

Miriam, la protagonista del romanzo Manhattan Beach (Libro Aperto International Publishing), ha la risposta, anzi, ne ha sedici e, armata di un quadernetto fitto di obiettivi da spuntare (sedici appunto, uno per ogni capitolo), capigliatura alla Gisele Bündchen, accento spagnolo e una cucchiaiata generosa di testardaggine amalgamata con un talento innato per gli inciampi linguistici (e non solo!), si trasferisce a Los Angeles per frequentare un Master esclusivo e altrettanto competitivo.

Nessuna deviazione contemplata, nessun cambio di rotta o giro panoramico, a meno che non sia già indicato sulla lista dei propositi.

Ma se le prime tappe – arrivare a destinazione incolume, trovare l’albergo, un alloggio e il campus – possono essere depennate dalla lista con facilità, tutte le altre – dal fare nuove conoscenze, buttarsi nella vita notturna della Città degli Angeli e incontrare “qualche architetto importante” al completare il percorso di studi e ottenere il sospirato “lavoro duraturo” – non sono di certo una passeggiata… Ma la nostra eroina non si lascia abbattere, indossa scarpe comode e inizia a correre (più o meno) sicura sulla strada che ha pianificato con squadretta e matita nei suoi sogni accademici.

Peccato, o forse no, che le vie californiane siano costeggiate da palme che invitino a fantasticare, che l’Oceano strizzi il suo occhio più blu quando meno te l’aspetti, che il tempo sia mutevole quanto l’umore di un soriano e che il marciapiede non sempre brilli per igiene e pulizia… La distrazione, l’intoppo e l’organico souvenir di un alano sono proprio dietro l’angolo, tra la caffetteria stuzzicante come un cappuccino a base di latte intero e il rombo proibito di una moto. Ed ecco il capitombolo.

Chiamatelo ruzzolone, caduta di stile, un mucha mierda preso alla lettera (leggete il libro e capirete!), o forse destino: sia quel che sia, quando il cammino ben scandito di una ventisettenne ottimista, un po’ extraterrestre e quasi a digiuno in fatto di cinema si scontra con il percorso sconnesso, tortuoso e sterrato di un attore dagli occhi scuri e la chitarra facile, le scintille, i tamponamenti e gli equivoci sono assicurati.

Aggiungiamoci poi una compagnia di amici e colleghi dai soprannomi bizzarri, una radiosveglia veggente, una provvidenziale ispezione sotto il letto, lavori di gruppo, docenti poco raccomandabili, gossip e una dieta a base di cereali a colazione, burrito per cena e film a ogni ora, e intuirete facilmente che il progetto edilizio – o esistenziale – di Miriam si rivelerà più complicato, inaspettato e memorabile del previsto.

Il computer s’impalla, la mano trema sul foglio, la retta si fa più curvy, i mattoncini vacillano e l’interrogativo lampeggia come un’insegna al neon (o le bianche lettere di Hollywood sotto il cielo stellato): è meglio scegliere “la cosa migliore” per noi o ciò che vogliamo, al di là di ogni programma, calcolo o logica?

Manhattan Beach è una delle soprese del “mio” Salone Internazionale del Libro di Torino 2015, di cui già sento la mancanza: prima d’ora, non avevo mai avuto occasione di leggere un romanzo Chick lit iberico, ma, complici un buon consiglio (grazie ad Antonella Senese!), un’altra convalescenza forzata e una gatta (momentaneamente esorcizzata) acciambellata ai piedi del letto, ho potuto iniziare a colmare questa lacuna… E l’appetito vien mangiando, un po’ come con le pastafrolle: una pagina tira l’altra!

Per dirla alla maniera della nostra Miriam: Obiettivo x – imbattersi in un libro divertente e originale, dal ritmo a mano a mano più veloce e incatenante come un flamenco, e leggerlo in poche ore”: raggiunto.

Bia Manhattan Beach

Bia & Med distese sulla Spiaggia Piumone

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4 thoughts on “L’architettura dell’amore: Manhattan Beach di Raquel Villaamil

  1. Oh wow *_* che bella recensione, complimenti! Io lo sto leggendo adesso e mi sta piacendo moltissimo 🙂 Sono a metà circa, ma anche se ancora non l’ho finito posso dire che quello che hai scritto lo dipinge alla perfezione 🙂

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