A bottega dal maestro di cazzeggio – Cazzeggianti e felici! Intervista all’autore Massimo Tallone

Il blog I Love Wropping presenta
Massimo Tallone con il suo libro A BOTTEGA DAL MAESTRO DI CAZZEGGIO

A bottega dal maestro di cazzeggio

Cari serpentelli, dopo le interviste dell’11 maggio (in occasione del Salone Off) e dell’8 giugno (al Circolo dei Lettori), oggi I Love Wropping ha il piacere di ospitare Massimo Tallone, scrittore piemontese (ha pubblicato numerosi saggi e romanzi con Fratelli Frilli, UTET ecc.; tra i suoi successi più importanti ricordiamo Il fantasma di Piazza Statuto e Il diavolo ai giardini Cavour, entrambi pubblicati da e/o), collaboratore di Repubblica (Redazione di Torino), cofondatore del collettivo Torinoir, direttore della Scuola di Scrittura e Comunicazione “Facciamo la Lingua”, biblioterapista e autore di A bottega dal maestro di cazzeggio, appena uscito per Golem Edizioni.

Intervista Massimo Tallone A bottega dal maestro di cazzeggio_2

  • Ciao Massimo, e benvenuto nel mio blog: essendo un salotto web, possiamo immaginarcelo come preferiamo, magari immerso nel verde, all’ombra di un pergolato, per le calli di Venezia… La fantasia non ha confini, e la rete è illimitata, così come la nostra cantina virtuale. A proposito, gradisci un prosecco?
    Il prosecco è il vino ideale per discorrere di cazzeggio in un pomeriggio tiepido come questo.

  • Perché un libro sul cazzeggio?
    Non c’è una risposta sola… Ma voglio ricordare che esiste un tipo particolare di cazzeggio, chiamato partenocazzeggio, che è in grado di autogenerarsi. Forse il libro è nato così, voluto dal cazzeggio stesso, che mi ha usato assegnandomi il ruolo di trascrittore… In ogni caso, di cazzeggio ce n’è bisogno sempre, perché è intorno a questa disciplina che ruota tutto…

  • Non so se questo faccia di me una cazzeggiatrice, o quantomeno un’aspirante adepta, ma per me è sempre l’ora di piluccare, spizzicare, spilluzzicare e mangiucchiare, quindi anche la mia domanda ha un nonsoché di gastronomico: quali sono gli ingredienti del cazzeggio?
    L’accostamento alimentare e il riferimento agli ingredienti che lo compongono è congeniale al cazzeggio. E tuttavia è illusorio pensare che si possa passare dagli ingredienti a una ricetta, dato che il cazzeggio ha natura erratica e dispersiva, e non consente repliche. Del resto, per tentare una risposta alla tua domanda, basta notare che uno degli ingredienti base del cazzeggio è la gratuità, il non dover puntare a nulla. Il cazzeggio, infatti, non produce vantaggi o risultati pratici, ma scorre ed erra, apre spiragli, disegna traiettorie, disperde significati… In ogni caso, l’ingrediente principe è la gratuità, l’esigenza di comporre cazzeggio senza obiettivi, per il puro gusto del dire…

  • E cosa mi dici del “sobbollimento”?
    Ah, qui siamo in uno dei temi centrali del cazzeggio, la sua carta d’identità sonora. Il cazzeggio, infatti, deve sobbollire, prestarsi a una conversazione appena screziata. Ad esempio, rimescolando ad arte, nella stessa frase, un tono accalorato con uno disincantato; o aggiungendo pizzichi di ironia a finte opinioni; oppure pronunciando una iperbole con un mezzo sbadiglio; e sempre stando alla larga dall’enfasi, dall’ardore violento che spesso accompagna opinioni banali o ideuzze raffazzonate…

  • Cito Joseph Bimah, Primo Maestro di Cazzeggio: “Il cazzeggio è passione per il vuoto, ma non è esercizio di nulla”… Anzi!
    Il vuoto è l’elemento centrale di ogni esperienza. L’architettura è tale solo in funzione del vuoto, è l’organizzazione del vuoto, nel quale ci muoviamo. Una pagina è leggibile soltanto grazie al bianco, al vuoto. Il silenzio, forma sonora del vuoto, fornisce ritmo e consente l’ascolto. Amare il vuoto vuol dire lavorare alla forma del mondo, garantire alla parola una dignità che precede il senso. Incatenare flussi narrativi e digressioni senza una mèta è fonte di pura gioia…

  • Possiamo allora parlare di “cazzeggio per il cazzeggio” – di cazzeggio al quadrato, insomma – come Oscar Wilde parla di “arte per l’arte”?
    Il cazzeggio è tale soltanto se è gratuito, come segnala uno dei requisiti di base. Quindi è inevitabile che si cazzeggi al quadrato.

  • Chi è cazzeggiatore, a quanto mi risulta, lo è per tutta la vita e in ogni aspetto della vita: ma cazzeggiatori si nasce o si diventa?
    Joseph Bimah ha già risposto questa domanda con la sua impagabile eleganza. E ha ricordato che cazzeggiatori non si nasce e non si diventa, perché il talento fosse infuso alla nascita soltanto loro, i fortunati, potrebbero praticarlo, e se al contrario cazzeggiatori si diventasse, allora chiunque potrebbe studiare fino a praticare l’arte con successo. E invece non è così, perché non basta applicare meccanicamente le regole, per cazzeggiare. Infatti, il cazzeggiatore “nasce e diventa” a ogni sessione di cazzeggio poiché crea e improvvisa, e applica tecniche, simultaneamente…

  • Se il tè “è buono qui, è buono qui”, quali sono i benefici del cazzeggio (tralasciando gli effetti sul fegato…)?
    Il funambolismo verbale cui è costretto il compositore, la ricerca del vocabolo proprio, la necessità di fuggire i luoghi comuni, lo zigzagare fra le idee alla caccia di associazioni mentali avventurose, sono preziosi ricostituenti per la psiche, poiché nel loro insieme svolgono la funzione definita da Joseph Bimah aspirapolvere mentale. Infatti, il cazzeggio agisce sul cervello come una poderosa proboscide che fruga in ogni anfratto della memoria, fra ogni piega dei ricordi, e intanto aspira e setaccia, buttando via scorie, detriti, ciuffi di polvere, vecchi rancori, invidie, ansie, preoccupazioni e attacchi di ipocondria, restituendo al mondo un individuo eclettico e una persona serena”. E inoltre: stomaco, intestino, cuore, diaframma ricevono stimoli e si rafforzano, come muscoli in allenamento, durante il cazzeggio.

  • Quest’arte ha radici remote, sembra essere comparso “sul nostro pianeta più o meno nel momento cui un orango ha detto per la prima volta: «Ma qui piove sempre»”: come sarà, invece, il cazzeggio del futuro?
    La domanda non ha risposta, perché il cazzeggio non è inserito nel tempo. O meglio, è inserito in un tempo di natura quantica, perciò è puntiforme ed eterno al tempo stesso. Fino a che esisteranno due parlanti (o anche uno solo, se molto bravo) esisterà il cazzeggio, che si adatterà, come un liquido, alla forma del momento, ma manterrà i suoi caratteri di base, primo fra tutti la gratuità…

  • La nostra intervista si conclude qui, grazie mille. Ora, se ti fa piacere, possiamo sederci sotto quelle betulle laggiù e stappare questa bottiglia di Barbera d’Asti, non ti ho ancora chiesto come sta Iana…

Serpentelli, correte in libreria…
Non è mai troppo tardi (o troppo presto) per dedicarsi all’arte del cazzeggio!

keep_calm_and_a_bottega

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5 thoughts on “A bottega dal maestro di cazzeggio – Cazzeggianti e felici! Intervista all’autore Massimo Tallone

  1. aaaaaaaaaaaaaaaaaah, il cazzeggio!! meraviglia delle meraviglie!! mia massima ambizione, lo giuro! ma pare essere irraggiungibile….. 😦
    IO-VOGLIO-CAZZEGGIARE-DIAMINE!

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