“Niente di ciò che succede, succede invano”: Non c’è niente che fa male così di Amabile Giusti

Non c'è niente che fa male così_eBook

Se mi capita di vedere i personaggi di un libro in giro per casa, significa che ho tra le mani una storia destinata a mettere le radici nel mio cuore – e a piantare le tende nell’appartamento… Che poi ha una metratura nella media, un solo bagno e una sola camera da letto, ma in un modo o nell’altro ci stiamo tutti, e i pensionanti di carta e inchiostro non fanno che aumentare.

Con i protagonisti di Non c’è niente che fa male così di Amabile Giusti, l’offerta di ospitalità è stata immediata e spontanea, e un gruppo di nuovi amici ha varcato la soglia senza chiedere permesso o tergiversare sullo zerbino per un istante o due. E ora ecco, lì sul divano Filo e la sua indomabile zazzera fulva se ne stanno seduti tra Lizzie Bennet e Fitzwilliam Darcy, perfettamente a loro agio; la signora Dattero, perennemente alla finestra, disapprova Lucy Honeychurch per aver preferito l’eccentrico e passionale George Emerson a quel cetriolo di Cecil; Loretta scrive sul suo diario, custode di segreti e solitudini (sento lo zampettare della penna sui fogli, ma l’immagine di lei tremola e vacilla come un lenzuolo bianco in una giornata di sole e di vento, visibile solo agli occhi di una maga tessala o del Gatto del Cheshire); Giada e i coniugi Rossi aspettano, ma né la somiglianza con Sharon Stone, né la rabbia, né il buon senso sepolto sotto strati di analgesica dolcezza potranno liberarli dal limbo-ripostiglio privo di specchi in cui si sono rintanati (fuori, orde di orchetti, demoni e verità scomode aspettano di essere affrontati); Irma, sulle punte, sbircia dalla veranda col nasino all’insù, un po’ imbronciata perché al primo piano, in città, le stelle non si lasciano guardare, e la sua prematura saggezza strappa un sorriso perfino a Charles Strickland…


E poi ci sono loro, Marco e Caterina: lui un po’ ammicca alla volta di Mina Harker e Rebecca Bloomwood, un po’ dipinge e litiga col mondo intero e le aspirazioni disattese; lei, schiva Rapunzel dalla chiome scure, sulle quali a nessuno è mai stato concesso di arrampicarsi, di solito guarda fuori, con concentrata distrazione, oppure sfoglia una copia di Pinocchio, sentendosi addosso una colpa, una macchia indelebile, tanto più grave di una bugia che allunga il naso o di una monelleria che trasforma in ciuchino. Si evitano, a volte si incrociano in corridoio, si guardano e si leggono dentro, e in quei casi la tensione è alle stelle, noi coinquilini tratteniamo il fiato, Hemingway quasi si strozza con l’ultimo sorso di whisky e Somerset Maugham lascia a metà una frecciatina.

Repulsione indotta, allontanamento imposto con i graffi e con i denti, a cui corrisponde un’attrazione irrefrenabile, incontrollata e di forza maggiore: questi sono Caterina e Marco.

Un amore proibito – lui è sposato e padre di una figlia, lei ha diciassette anni, sulle spalle uno zaino carico di libri, una perdita, lacrime trattenute e sensi di colpa – una casualità apparente, un piano, un diversivo e un legame che sfuggono alle previsioni e alla ragione. Perché tutto accade per un motivo, i nodi appartengono al medesimo arazzo, e il passato può sempre ripresentarsi alla tua porta, anzi, a volte sei proprio tu a rintracciarlo e a battere al suo uscio fino a scorticarti le nocche… E lui ti invita a entrare, ogni volta e inevitabilmente, accogliente in modo fatale.

Il passato è proprio come lo ricordavi, lo immaginavi o lo temevi, soltanto un po’ più brizzolato e appesantito dal cerone e dai bagordi, per illudersi di essere ancora presente. O forse è ancora capace di sorprenderti e di svelarti il lato oscuro della luna, può aspirare al perdono, o quantomeno a uno spiraglio di pace, al miracolo di trasformarsi in futuro.

Vi sembro sibillina, addirittura delfica? In questo romanzo di Amabile, azioni e sensazioni si intersecano, sono cause e conseguenze allo stesso tempo, e la prosa raffinatissima, sognante, ti attraversa, ti incanta, ti segna…Difficile pigiare sui tasti del PC con il doppio intento di rendere giustizia alla narrazione (“Le cose più importanti sono le più difficili da dire […] le parole rimpiccioliscono” ammetterebbe Stephen King) e tenere a bada le dita, ansiose di svelare trama, dettagli e finale.

Una cosa però posso aggiungerla: non c’è niente che fa male quanto il distacco – per libera scelta, fisiologia, un epilogo tragico che giunge troppo presto, un rapimento per opera di un deus ex machina incomprensibile – da qualcuno che ti abbia regalato onde di emozioni, brezze e lampi di vita, anche se quel qualcuno è un libro di cui hai appena letto la parola “fine”.

Non c'è niente che fa male così

Un piccolo contest indetto dall’autrice mi ha permesso di vincere una delle ultime copie cartacee del romanzo: grazie ancora, cara Amabile! ❤

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