Cristallino

Non sarà il classico gioiello, ma di certo è un tesoro da tenere ben stretto…

 Cristallino

Quando sparì il Golden Retriever iniziò ad allarmarsi.

Dapprima non ci aveva fatto caso: un anello perso chissà dove, un portasigarette lasciato sulla mensola del caminetto e poi volatilizzato nel nulla, la penna – di quelle che costano, made in Italy al cento per cento – forse prestata (non ne era proprio sicuro, su questo punto la percentuale era più bassa) e mai riavuta indietro. Cose che capitano, la memoria che fa cilecca, o magari un principio di demenza senile nella madre tutta ferri e calze (se ne sarebbe preoccupato solo nel momento in cui quelle suddette calze fossero state riposte nel congelatore dalla suddetta madre), oppure il cane stesso – si sa che quelli acciuffano qualunque cosa, l’ammollano ben bene e poi la seppelliscono dove capita, credendosi reincarnazioni pulciose di pirati. O di impresari di pompe funebri.

Oh sì, lui ne aveva seppellite di cose… di gente – lui lui, non il Retriever – la conosceva bene la trafila, le scartoffie, la faccia da poker e da briscola e da scala quaranta con cui presentare la parcella ai familiari della buonanima, la cassa più adatta al trippone o alla mingherlina che già in vita si era portata avanti con le pratiche della mummificazione, perfino i fiori più adatti alla stagione e all’incarnato del caro estinto. Non per nulla era l’impresario di pompe funebri più in voga del circondario, rinomato per serietà, discrezione e sollecitudine. La sua rapidità di mano, invece, restava un segretuccio tra lui e il trapassato di turno. I parenti – i parenti! – oh, loro apprezzavano particolarmente quei quarantacinque-cinquanta secondi che chiedeva solo per sé e la salma, un ultimo saluto tutto particolare, un minuto scarso in cui lui, così ferrato in materia, avrebbe rivelato chissà quale scorciatoia, vademecum o consiglio di viaggio per arrivare dritti dritti senza intoppi, e senza passare dalla selezione all’ingresso, davanti a San Pietro.

Di arcangeli, troni e contrappassi non ne sapeva granché, giusto una vaga reminiscenza da catechismo, ma sapeva bene dove andare a pescare per arrotondare. Tanti segni di croce e mani sventagliate al cielo, ma, in fondo, la moda di Tutankhamon e allegra brigata era ancora in voga: medagliette sotto la camicia buona, fermacravatte, braccialettini e gemelli di oro bianco, una volta perfino uno smartphone (e se non c’è campo là dove i satelliti sono più vicini…) e un soriano impagliato che puzzava di cantina.

Si trovava veramente di tutto, e tutto aveva un prezzo: lui sondava, palpeggiava l’indispensabile, spostava arti intirizziti, spalancava bocche al sapor di rigor mortis, prelevava e rivendeva.

Eh già, mica si teneva quella roba in casa, ché coi defunti non si scherza e bisogna sempre dirne bene: lui si limitava a procurare, a rifornire ora quel mercatino ora quell’antiquario e quel rigattiere fuori città, mai specificando la fonte e sempre inventando panzane a proposito della tale zia gattara e tal altro amico d’infanzia – così giovane, poveraccio! – cultore dei bastoni da passeggio con manico d’argento. Procacciava, approvvigionava… e acquistava: per simpatia, affinità, o semplice, clandestina, autocelebrazione, infatti, liquidava una catenazza d’oro e con il novello gruzzolo, nella medesima giornata, sceglieva per sé un girocollo d’acciaio, scambiava tre molari di platino e brillanti per una dentiera fresca di dentista per l’anziana genitrice, piazzava il felino imbalsamato e si recava all’allevamento più vicino alla ricerca di un maschio alfa in miniatura, si liberava dell’occhio di vetro e dava il benvenuto al cristallino artificiale per rimediare alla propria miopia galoppante e via discorrendo, barattando e contrattando.

Ma poi le cose erano iniziate a scomparire. A una a una. Perfino la protesi dentaria, di solito puntuale al suo appuntamento col bicchiere d’acqua e la compressa effervescente.

E la mazza da golf, l’autografo di Bergomi, il dollaro da collezione, la spilla… il cane. Quel grosso, impacciato, cucciolo troppo cresciuto, la cui posizione in un eventuale branco si collocava in fondo all’alfabeto. Solo coincidenze, dimenticanze, la stagione degli amori che fa infoiare anche gli inetti, certo. Niente di grave: se tutto aveva un prezzo, tutto poteva essere rimpiazzato.

Almeno, gli restava la sua vista perfetta, nitida e ad alta definizione più del cinquantadue pollici del salotto.

Per questo si accorse subito del signor Palumbo impalato di fronte a lui, un metro e novanta di muscoli frementi, un mezzo sguardo fortemente incazzato e putredine. Tanta putredine.

Piergiorgio Palumbo fece schioccare le dita ossute, appuntite; quindi fu il turno della lingua, pesante e polverosa come un materasso stantio.

«Dente per dente… Occhio per occhio» gli sussurrò all’orecchio con voce di tomba, un concerto di batteri decompositori e uova di mosca.

Anche l’udito andava alla grande, ma era consolazione magra, anzi, scheletrica.

Cristallino_2

P.S. Non abbandonateli, né quest’estate né in qualunque altra stagione… Loro sì che sono dei gioielli (e non si possono comprare né rimpiazzare)! ❤

Annunci

2 thoughts on “Cristallino

  1. Ho letto tutto ad un fiato il tuo bellissimo articolo, ma voglio soffermarmi sulla tua immagine, quella che sprona a non abbandonare gli animali.
    Sono una volontaria di un canile. Adoro gli animali però, oggi ho visto una cosa che non dovevo vedere. Un uomo che legava un cucciolotto in una recinzione in una stradina di campagna.
    Che l’ho “battezzato” questo è poco ma sicuro e sono stati presi anche i giusti provvedimenti per fortuna.
    Quindi vi prego!!! Se volete i cuccioli sono per “estetica” o per “compagnia invernale”, fateci il piacere di comprarvi un peluche!!!!

    Liked by 1 persona

    • Grazie, sono felice che il racconti ti sia piaciuto! ^^ Mi dispiace per quello che hai visto, ma per fortuna del cucciolotto eri lì al momento giusto! Sono completamente d’accordo con te: gli animali sono anime splendide, ognuno con la propria individualità e un guizzo unico e speciale… Non sono soprammobili, non si spengono con un clic, non sono un pacco di Natale da buttare via quando diventa “troppo impegnativo”. Richiedono responsabilità, affetto… E in cambio ti donano molto di più! La nostra gatta Bia – ne parlo spesso in questo blog – è una trovatella… Ed è il regalo più bello e inaspettato che ci potesse capitare! ❤

      Liked by 1 persona

I commenti sono chiusi.