Cocktail di cuori… e poker di pulizia! Il nuovo romanzo di Chiara Santoianni (edizioniCentoAutori)

cocktail-di-cuori-350x534È possibile che abbia omesso di dirlo – per quel briciolo di reticenza che mi è rimasto, pura dimenticanza o perché quanto sto per dichiarare era già intuibile dai tempi delle pitture rupestri – ma io sono una frana nelle faccende domestiche. Eccezion fatta per cucinare e fare la spesa (azione che spesso si traduce in “fare spese”, ergo shopping allo stato brado e non a rischio di estinzione), le restanti incombenze sono uno scoglio contro il quale io, sirenetta ben poco aggraziata ed esperta (altra confessione: vado a fondo anche nel box doccia), cozzo senza rimedio, infliggendo tormenti a me stessa e agli altri.

E quindi accumulo. Accumulo panni da stirare in una pila più alta dell’Empire State Building, su cui King Kong si arrampicherebbe volentieri; accumulo piatti da lavare in equilibrio precario; accumulo pezzetti di carta, ciapapuer e gingilli che non incrocerò mai più in questa esistenza e nelle prossime sette.

Accumulo, sì. Poi penso alla Strega dei Rifiuti di Labyrinth, mi inquieto, tiro su le maniche della tuta di ciniglia e… scatta la fase del riordino estremo! Lo scimmione e la biondina vengono caldamente invitati a scendere dalla catasta di camicie e canottierine della salute, le stoviglie si allineano in tutta fretta nel lavandino in un’incrostata versione 3D di Tetris e lo scontrino di una memorabile gita al supermarket sotto casa del 1996, la Bic scarica e la brochure di quel festival estivo di musica folk (a cui non ho nemmeno partecipato) comprendono di essere fuorimodafuoripostoinsommasemprefuoridai e che è ora di sapere cosa c’è dall’altra parte… del cestino dell’indifferenziata.

“Perché, se non si fa spazio, nulla di nuovo può entrare”. È questo il mantra di Cocktail di cuori di Chiara Santoianni, pubblicato da edizioniCentoAutori nella nuova collana “A cuor leggero” dedicata alla chick lit.

E in questo bel romanzo (pulito, curato e godibile come pochi) il fattore R va ben oltre le pulizie stagionali/festive e il restyling del guardaroba (se getto via quegli stivali, posso comprarne altre tre paia!), ben oltre i fallimentari tentativi di Ligabue di mettere via la roba vecchia – bravo, lui, non ti puoi voltare un attimo che zac!, subito fa strage di pluriball, tira fuori il rimpiattino dallo scatolone e ci rigioca… Grazie per la collaborazione, Luciano!

R come riordino, quindi, ma anche R come rinnovamento, risoluzione, riscatto, rinascita… e risate!

Penelope Pinto, italiana di nascita, ma londinese di adozione, è, come e più di me, un’accumulatrice seriale: di scarpe e vestiti, di questioni in sospeso e casi irrisolti, di idee creative… e di bugie colossali. Tecnicamente iscritta alla stessa facoltà di Gandhi, di fatto la nostra eroina nutre poca passione per globuli rossi, virus e cartilagini, e, tra la preparazione di un Mohito e di un Singapore Sling in un locale notturno del West End, accarezza il sogno di diventare scrittrice, puntando dritta dritta alla Penguin, “La più grande casa editrice del mondo in lingua inglese, la più famosa”.

La sua vita, scandita da sessioni di scrittura e revisione, turni di lavoro ed eventi modaioli, fila liscia come un cocktail fruttato in un’afosa sera d’estate… finché il parentado non annuncia un’imminente visita per presenziare a una laurea inesistente e conoscere Angelo, fidanzato perfetto, morigerato e altrettanto inesistente.

Pochi giorni per trasformare una panzana in un’apparente realtà, trovare (ed educare) un partner “per finta” e non deludere papà, mamma e sorella minore, tanti imprevisti, pasticci e incontri inaspettati per fare finalmente chiarezza.

Come potrà un mini appartamento di Londra ospitare tre persone in più? E soprattutto, riusciranno due spalle, un cuore e un cervello – sempre alla ricerca di trame, personaggi e contratti di edizione – a sostenere un castello di carte sempre più vasto, complesso e pericolante?

Un po’ Cenerentola, un po’ Regina della Casa e un po’ “Apple Annie”, Penelope inciampa nei relitti della sua esistenza parallela, sconosciuta e ingombrante, raccoglie briciole di tramezzini e sprimaccia aspirazioni, arieggia stanze e spazza preconcetti, crescendo e acquisendo consapevolezza.

Se “con un poco di zucchero la pillola va giù”, a volte bastano un deciso (e un po’ brutale) colpo di spazzola per sciogliere i nodi, e una passata di aspirapolvere per dissipare la foschia, ritrovare la bussola e camminare verso il traguardo – che ora brilla, tanto da potercisi specchiare e riconoscersi – su una strada pulita e senza ostacoli, che profuma di speranze e nuovi inizi.

Straccio, sacchi, paletta alla mano e… provare per credere!

f7ecd0ce4eb7d5383dbac926f36ce8b0P.S. Grazie a Chiara per avermi inviato una copia del suo romanzo: leggerti è stato un piacere e un onore!

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