Qui giaccio: intervista-anteprima a Luigi Schettini

Notte di streghe, fantasmi in catene, spiriti inquieti e riti misteriosi, notte di ombre e di fuochi fatui, di zucche, gommose alla frutta e tiri mancini (ma senza esagerare): eh sì, il 31 ottobre è arrivato e, oltre al secondo compleanno della gatta-incantatrice Bia, ai biscotti sfornati (e subito spariti… It’s a kind of magic) e ai tentativi di pesci d’aprile fuori stagione che mi si sono ritorti contro, quest’anno porta con sé, su questo blog, proprio adesso, un’anteprima!

Si tratta di Qui giaccio (Golem Edizioni), thriller inquietante e magistrale scritto da “un degno erede dei grandi maestri del giallo” (così lo definisce il regista, sceneggiatore e scrittore Luigi Cozzi), Luigi Schettini… che ho il piacere di ospitare!

Ancora un attimo di suspense – il tempo e il contesto sono propizi! –, prima di incominciare voglio lasciarvi qualche dettaglio sul libro, che uscirà ufficialmente nelle librerie e negli store on-line tra meno di una settimana:

3046949“Qui giaccio, malato nelle viscere. Le cimici mi divorano. E da lassù ancora luce e chiasso”
(Friedrich Nietzsche, Il Canto del Capraio)

Di anni ne son passati tanti, troppi. Nonostante ciò il loro volti sono impressi a fuoco nella mia mente, quasi fossero al mio cospetto in questo momento. No… non li scorderò di certo quei volti. Li rammento tutti. Uno a uno.
Ed è forse questa la loro condanna. Nei secoli dei secoli. E così sia.

INFORMAZIONI

Titolo: Qui giaccio
Autore: Luigi Schettini
Editore: Golem Edizioni
Collana: Mondo
Data di uscita: 5 novembre 2015
Pagine: 240
ISBN 978-88-98771-35-6
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TRAMA

Tom Sermon, famoso coroner di Winnipeg, giunge a Roma con la sua famiglia, per godersi una breve e tranquilla vacanza. Non appena atterra in Italia, però, viene raggiunto all’aeroporto dal commissario Giacomo Negri che gli propone di collaborare attivamente ad un caso molto particolare, verificatosi nel cimitero monumentale del Verano. Quell’apparente quiete iniziale non tarderà ad essere sconvolta: Tom si ritroverà immerso in un’indagine agghiacciante, che vede per protagonista un sadico serial killer che martirizza le proprie vittime, imbalsamandole vive, seguendo un atroce rituale, e recitando prima di ogni omicidio un canto di Nietzsche (il Canto del Capraio), che inizia proprio con la frase “Qui giaccio…”.
Un’avventura da brivido che fonda le sue radici nel passato, in un salto a ritroso nel tempo di circa vent’anni, quando un fatto di sangue innesca un inarrestabile spirito di vendetta. Si tratta della sfida più difficile che Sermon abbia mai accettato. Un viaggio contornato da morte, sospetti e paure, che obbliga tutti a guardarsi alle spalle ed a domandarsi chi sarà il prossimo a morire.

L’AUTORE

luigi-schettini-qui-giaccio-L-f5NvPILuigi Schettini è nato a Roma nel 1989.
Coreografo hip hop e valente giallista, ha già pubblicato I delitti del faro (Edizioni Progetto Cultura, 2008) e Giallo Zafferano (Arduino Sacco Editore, 2011).
Qui giaccio ha superato le selezioni per il programma “Masterpiece”, dal quale è stato escluso poiché l’autore doveva essere inedito.

Curiosi? Iniziamo!

  1. Ciao, Luigi, e “benvenuto nella mia casa. Entra e lascia un po’ della felicità che rechi” (inevitabile citazione stokeriana). Grazie per aver accettato il mio invito, nonostante questa “notte buia e tempestosa” (momento Snoopy, poi basta virgolette, promesso… forse).
    Ho già accennato alla tua biografia e alle tue esperienze letterarie, ma raccontaci qualcosa in più: chi sei e come ti sei avvicinato alla scrittura?
    Ciao! Ti ringrazio innanzitutto per l’ospitalità.
    Dunque, vediamo… Chi sono? Mi chiamo Luigi Schettini, sono nato nell’89 e sono nato e cresciuto a Roma, dove vivo tutt’ora.
    Ho sempre letto tantissimo, sin dai tempi delle scuole elementari, ed ho sempre avuto bisogno di esprimermi artisticamente, creando. Ricordo di essermi cimentato più volte nella stesura di brevi raccontini o pseudo-romanzi mai completati, finché all’età di 15-16 anni non ho iniziato a scrivere quello che poi è stata la mia prima pubblicazione, “I delitti del faro” (che in origine si chiamava “Nell’ombra del faro”), grazie al quale poi la mia ispirazione è divenuta inarrestabile.
    È decisamente grazie a nomi come Stephen King e Patricia Cornwell che la mia vena artistica nel campo della scrittura si è messa in moto. Annovero sicuramente anche altri scrittori fra quello che leggo di frequente e apprezzo, limitando comunque il mio genere prediletto in una cerchia piuttosto ristretta: giallo, thriller, noir, horror. Non sono un tipo da romanzi d’amore, ecco.

  2. Il cinema è un’altra tua grande passione: chi sono i tuoi maestri? Il loro stile, i loro lavori, hanno in qualche modo influenzato Qui giaccio?
    Il mio mentore è senz’altro Dario Argento, maestro italiano indiscusso del giallo e dell’horror. Grazie a lui ho imparato a costruire nei miei romanzi il panico, in tutte le sue forme, fino a renderlo quasi reale, più che psicologico, quasi fuoriuscisse dalle pagine per farti sollevare la testa e farti accertare che la porta della tua camera sia chiusa davvero.

  3. La prefazione del tuo romanzo è firmata da un grande nome, Asia Argento. Incontrarla e lavorare con lei dev’essere stato emozionante…
    Sì, devo ammettere che è stato molto emozionante. Sono suo fan da anni e riuscire ad incontrarla ed entrare nelle sue “grazie” rappresenta per me motivo di grande orgoglio. È una persona speciale ed altruista, assolutamente lungi da tutte le etichette affibbiatele negli ultimi tempi.
    Ho anche avuto l’opportunità di partecipare come figurante speciale nel suo ultimo film “Incompresa”, che reputo un’esperienza indimenticabile.
    Sono felice che mi abbia omaggiato con la prefazione di questo romanzo, non solo perché rappresenta per ovvie ragioni una mia gratificazione personale, ma anche perché ha colto nel segno le caratteristiche stilistiche fondamentali, quelle realmente degne di nota, come la costruzione del panico che permea tutta la vicenda, e non meno l’utilizzo del duplice punto di vista di narrazione, sia quello in terza persona al passato, che quello in prima e al tempo presente (la voce dell’assassino).

  4. Il panico, come ha sottolineato la stessa Asia, è il fil rouge et noir, la colonna sonora della tua opera, lo si avverte fin dalle prime pagine. Si tratta di una scelta letteraria, o di un… esorcismo? 😉
    È ovviamente una scelta letteraria, poiché il mio intento era quello di spaventare il lettore dopo averlo appassionato con lo svolgersi della vicenda, dalla quale difficilmente riuscirà a distaccarsi nonostante i brividi. Il panico che permea questo romanzo non è dettato dalla presenza di mostri, entità aliene, e quant’altro. Fa parte della realtà ed è forse questa la cosa più terribile. L’assassino potrebbe colpire chiunque… e non è escluso che possa trovarsi dietro il portone di casa tua.
    Davvero a volte non mi spiego come possa scrivere di sensazioni e fatti tanto orribili, io che sono un pauroso number one. Forse è proprio perché conosco bene la paura che mi riesce facile ricreare delle situazioni così anguste (spero in maniera efficace).
    Forse è un modo per esorcizzare il mio panico personale. Sicuramente.
    Presumo che la morte sia così presente nei miei romanzi poiché mi illudo inconsciamente che così facendo io possa tenerla il più lontano possibile da me, sigillandola fra le pagine.

  5. Parte della vicenda è narrata dal punto di vista del serial killer: com’è stato scrivere attraverso i suoi occhi e come sei riuscito a utilizzare stili, registri e voci tanto differenti?
    È stata una bella sfida. Mi sono sentito quasi un attore in procinto di calarsi nelle vesti di un personaggio che solitamente nella vita reale non lo rispecchia affatto, ma che comunque deve impegnarsi ad interpretare al meglio, al fine di conferirgli la massima credibilità agli occhi degli spettatori.

  6. In Qui giaccio l’orrore entra nel quotidiano, bussa alle spalle, aleggia nella foschia del cimitero del Verano e si allunga tra i marmi e gli ori del Conclave: niente mostri sotto il letto, quindi, né redivivi scintillanti, ma solo (solo?) gli abissi più oscuri dell’animo, con i suoi rancori e la sete di vendetta, le sue paure e le debolezze… Quale creatura sceglieresti, invece, come protagonista di un romanzo horror e perché?
    Il Diavolo. Non riesco a dare una valida spiegazione a proposito di ciò, ma il demonio è quello che personalmente riesce a spaventarmi di più e proprio per questo è il protagonista perfetto per un horror.

  7. Vorresti dare un consiglio a chi desideri cimentarsi nel genere thriller?
    Posso solo consigliare di costruire una buona e salda struttura, poiché il thriller è come un problema matematico che lo scrittore è tenuto ad elaborare a ritroso, partendo dalla soluzione che solo lui conosce, in maniera più che efficace, nel pieno rispetto del lettore. Bisogna rispettare delle regole ben precise che portino il lettore alla risoluzione del caso, senza truffe.
    E leggere… continuare a leggere sempre, per fortificare il proprio stile.

    Non mi resta che ringraziarti per il tempo e la pazienza, augurarti tutto il meglio per il tuo libro (e voi leggetelo, perché merita davvero!) e salutarti con un “Dolcetto o scherzetto?”, o, meglio “Who’ll be next?
    Grazie a te per questa opportunità e per i complimenti. Spero di non deludere nessuna aspettativa.
    Sempre e comunque “Who’ll be next?” 😀 Guardatevi le spalle!!!!!

Happy Halloween a tutti e… buona lettura!

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3 thoughts on “Qui giaccio: intervista-anteprima a Luigi Schettini

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