“Dove scappi? Romanzo eroticomico in 50 nodi” di Desy Icardi (Golem Edizioni): recensione e intervista all’autrice

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Come pensate che possa sentirsi un moscerino invischiato nella tela di una vedova nera? Sì, lo so, non è che un moscerino sia proprio lo stato dell’arte quanto a sex appeal, ma mettevi un momento nei suoi panni entomologici e un po’ pelosi: una pera decana, matura al punto giusto, vi chiama dall’altra parte del giardino; voi sbattete le ali veloce veloce, seguendo la sua scia zuccherina; la polpa opalescente è quasi a portata di apparato boccale pungente-succhiante, ecco, ci siete quasi… E poi basta, perché una cosa appiccicosa più dello zucchero filato, più dei baci della pro-prozia, vi trattiene per le sei zampe, e bye-bye frutto agognato, indipendenza e solita ronzante routine!

Se ciò non fosse abbastanza, aggiungeteci le quattro paia d’occhi dell’aracnide, tanto intimidatori quanto profondi e affascinanti, in grado di precipitarci in un viluppo di desideri assoluti e incontrollabili, di amore e devastazione, lacci invisibili e più resistenti dell’adamantio.

Le reti, gli intrecci, i grovigli (e chi li tesse) ci complicano la vita più o meno contro la nostra volontà – chi, almeno una volta, non si è mai ficcato in una faccenda gigante e complessa per spirito d’avventura, evasione, accondiscendenza nei confronti di un destino imperscrutabile? – trasformano pance e intestini in cappi, lasciano sensuali tracce violette sui polsi, suoi fianchi e nei pensieri… Nel nuovo libro di Desy Icardi, Dove scappi? Romanzo eroticomico in 50 nodi (Golem Edizioni), c’è tutto questo – shibari compreso – e anche di più.

Una generazione irresistibile di “ragazzi vintage” alle prese con i social network, arzigogoli lavorativi, vincoli sentimentali e labirinti, una serie di situazioni buffe e realistiche, monologhi che strappano risate e riflessioni e tanta tanta ironia: questi gli ingredienti di un romanzo brillante e mai scontato, avvincente (in tutti i sensi!) e ben scritto, un esempio di comicità al femminile che di certo non passerà inosservato.

Oggi non vi lascerò né citazioni né sinossi, ma passerò direttamente la parola all’autrice, che nella vita è anche cabarettista, blogger (il suo blog è Patataridens) e formatrice.

Un’ultima precisazione: i nodi ci daranno sì del filo da torcere – molti metri di filo, in certi casi – ma chi la vuole una trama (un’esistenza) tesa come una corda di violino, prevedibile e senza farfalle che sbattano contro le pareti dello stomaco, in un frullare di ali colorate, creativa baraonda e cuore in gola?

 

  1. Ben ritrovata, cara Desy!
    Dato che non sei nuova di qui e sai già dove conservo le scorte di biscotti e Long Island, che ne dici di saltare i convenevoli e i saluti a casa (a proposito, ciao Mimi e ciao Bia!) e di andare subito al dunque? La vita è un nodo, o i nodi aiutano a vivere meglio?
    La vita non so, ma la narrativa è piena di nodi, i nodi drammatici, per l’appunto. Se un personaggio va dal punto A al B senza incontrare ostacoli non abbiamo una storia ma una cronaca. Se Cappuccetto Rosso, andando nel bosco a portare da mangiare alla nonna, non incontrasse il lupo, non avremmo una fiaba ma solo un brutto caso di abbandono di anziano con l’aggravante di sfruttamento minorile.
  2. E cosa ci dici del sottotitolo? Perché “eroticomico”?
    Perché l’erotismo – a mio parere – è formato da una componente sensuale e una cerebrale e, nel caso del mio romanzo, la componente cerebrale è l’ironia. Insomma ridere della seduzione o, se preferisci, sedurre ridendo.
  3. Nel corso dei 50 capitoli, la vita della protagonista si fa sempre più ingarbugliata, più o meno contro la sua volontà: ha un brutto rapporto con le Giovani Marmotte e le lezioni di nodi di Capitan Findus o c’è qualcosa di più?
    Esistono i nativi informatici, quelli nati ai tempi di internet, e i tardivi informatici, quelli nati dal 1980 in giù, come la mia protagonista. Per i tardivi informatici il rapporto con la rete e più complesso e innaturale, e talvolta basta un clic per farsi travolgere: in un attimo la vita virtuale irrompe nella vita reale rompendo, come un fiume in piena, gli argini di una rassicurante routine. Questo, in sintesi, è quanto accade alla mia protagonista.
  4. Nel romanzo, l’amicizia rappresenta il nodo più stretto, quello che non si scioglie nonostante le distanze e il tempo, ma è anche quel qualcuno che ti coinvolge nelle situazioni più grottesche e non esita a chiederti di liberarlo… magari utilizzando delle “forbicine da manicure” nei casi più difficili. Insomma, non giriamoci troppo intorno: amici & self bondage!
    La storia prende il via una sera di aprile, in un locale torinese, la protagonista (della quale, volutamente, non rivelo il nome) e il suo migliore amico Ale sorseggiano Long Island, chiacchierando allegramente. I due amici sono dediti alle “relazioni yogurt”, quelle che dopo due settimane hanno già preso d’acido e alla terza sono irrimediabilmente rancide, per cui la protagonista non si stupisce né preoccupa quando Ale le confida di essersi – per l’ennesima volta – innamorato. La musa di Ale però, questa volta sembra un po’ differente dalle precedenti in quanto è una web mistress dedita al bondage, l’antica arte erotica giapponese praticata legando il partner con corde di seta. Ale e Catena sono perdutamente innamorati anche se, manco a dirlo, non si sono ancora visti. Ovviamente, siccome in rete ognuno cerca di dare il meglio di sé (nella rete sociale ogni balla vale), Ale racconta a Catena di essere anche lui un cultore del bondage mentre, in realtà, ancora ha difficoltà a legarsi le scarpe da ginnastica. Da qui una valanga di bugie, equivoci e grottesche sperimentazioni di auto-legatura, comicamente irreversibili.
  5. Anche l’amore è un bel garbuglio: è una “Catena” o una compagnia “solida e affidabile”?
    Nel caso del mio romanzo l’amore è tutto fuorché rassicurante. Magari non è proprio una catena, ma certo è una matassa che si ingarbuglia e, nel caso della protagonista, i bandoli della matassa sono due: il giovanissimo Sami, detto Elfo Web, conosciuto su un “social di nicchia”, e Guido, un aitante e ruspante ristoratore toscano.
  6. E cosa mi dici del lavoro? Anche in questo caso il pericolo di trovarsi invischiati è dietro l’angolo, specialmente se c’è lo zampino di una certa “cofana bionda”…
    La protagonista lavora come “accounting”, una maniera pomposa per dire che fa la contabile, ma il suo sogno è quello di occuparsi di marketing e sviluppo reti di vendita. L’occasione per mettersi alla prova giunge inaspettata, ma con essa le piovono addosso anche Sami, Guido, Catena e mille altri imprevisti, tutti piuttosto divertenti… almeno per il lettore. La cofana bionda alla quale accennavi è la signora Olga, ex merciaia toscana, oggi titolare del negozio d’abbigliamento per taglie forti che la protagonista deve rimettere in sesto, per ottenere l’agognata promozione. La signora Olga, per quanto buona e disponibile, è una pasticciona di proporzioni epiche che ingarbuglierà ulteriormente la matassa, cioè la trama del romanzo nonché la vita della protagonista.

ragno

Grazie per avermi fatto visita e aver parlato del tuo nuovo romanzo, Desy!
E voi, cari serpentelli, lasciatevi acchiappare dal piacere della lettura… e correte in libreria! 😉

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