Et pralina fuit! “Dai un morso a chi vuoi tu” #5 – “Cioccolatini” di Valeria Angela Conti

Cari serpentelli,

dopo le portate salate, eccoci al dessert! L’antologia Dai un morso a chi vuoi tu. Storie d’amore per appetiti formidabili di Booksalad propone infatti un “Trionfo di dolci”, una rassegna di zuccheri, frutta candita e soffici impasti che concludono in bellezza e tenerezza il nostro menù letterario, tre racconti che parlano di strudel alla mela e cannella, torte incantate e praline che si sciolgono in bocca e fanno rinascere e sognare… Stasera ci concentreremo proprio su queste ultime, ma procediamo con calma.

Lo dico da esperta, per il dolce c’è sempre spazio. Qualcuno ha addirittura ipotizzato l’esistenza – cosa per me scientificamente e personalmente provata – dello “stomaco del dessert”, un organo secondario e invisibile che supporta lo stomaco principale quando è già zeppo, ma sul carrello dei dolci, sulla tavola della nonna o tra le belle mani del Tom Hiddleston dei nostri sogni compaiono muraglie di Macarons dalle cinquanta e più sfumature (beccati questa, Mr. Grey!), una teglia di tiramisù formato piscina o un’elegante scatola rossa dal cremoso contenuto… E rifiutare non sta bene, non è educato, proprio non si fa!

Il cioccolato, poi, ha una lunga serie di poteri taumaturgici e di caratteristiche che sfidano qualsiasi legge fisica e morale: dona energia, risolleva l’umore, è un potente idratante e drenante, allevia i crampi, protegge dalle malattie cardiovascolari (fa bene ai cuori, insomma, sia a quello affaticato sia a quello con una ferita che non puoi vedere), è sempre presente nei momenti del bisogno (anche se pensavi di aver finito la scorta che tenevi nascosta nel doppio fondo della dispensa), non passa mai di moda e s’intona con tutto, è prêt-à-porter, puoi gustarlo camminando, chiacchierando, rincorrendo il cane al parco, compilando una raccomandata, fingendo di ascoltare il capo… e chi pensa più alle calorie?

Il cioccolato è un camaleonte, un artista che gioca, osa e sperimenta, accompagnandosi alle mandorle, alle bacche di goji, al peperoncino, ma anche all’arrosto e agli olii per massaggi… è come un libro avvincente: un morso tira l’altro e, giunti alla fine, ne si vorrebbe ancora e ancora.

ValeriaEd è proprio il nostro intenso amico il protagonista del racconto Cioccolatini di Valeria Angela Conti. Valeria, nata a Reggio Calabria, ha esercitato la professione forense prima di dedicarsi a tempo pieno alle sue passioni e al ruolo di mamma e scrittrice. Ha già pubblicato cinque romanzi, tra i quali, per Booksalad, Una crociera sui tacchi, Stregata dall’amore e Una mamma sui tacchi.

 

 

Partiamo con l’intervista!

  • Endorfine, amore e scrittura: esiste una relazione tra questi tre ingredienti?
    Credo che la scrittura dipenda fortemente dallo stato d’animo, quindi sì, c’è una indubbia correlazione. Più amo, più endorfine entrano in circolazione, più viene fuori qualcosa di buono… in tutti i sensi 😉
  • La mamma di Forrest Gump aveva ragione? “La vita è come una scatola di cioccolatini”?
    Sì, la vita può essere paragonata certamente a una scatola di cioccolatini, di quelle rosse lucide e a forma di cuore. Ma attenzione! All’interno della scatola non tutte le praline saranno di tuo gradimento, proprio come accade nella vita.
  • Quale ricetta hai scelto? E perché?
    Come ricetta ho scelto i baci di dama, perché ovviamente ne sono golosissima!

cioccolatini

Grazie a Valeria e grazie a tutti voi… Prima di correre ad abbuffarmi di scorza d’arancia ricoperta da uno spesso strato di fondente, vi auguro una dolcissima serata e vi lascio con una citazione tratta da Cioccolatini! 🙂

«Gr… grazie» si affrettò a dire lei, facendo un balzo indietro. «Ci vediamo allora, sempre se non sei un serial killer» ridacchiò, maledicendosi per l’infelice battuta. Mio Dio che imbarazzo totale… doveva uscire da lì il prima possibile! Diceva una sciocchezza dopo l’altra! Il profumo di tutto quel cioccolato l’aveva inebriata mandandola in tilt, non c’era altra spiegazione plausibile.
«Te lo dico al telefono» la spiazzò Alex, porgendole un bigliettino con scritto il suo numero.
«Co… cosa?»
«Se sono un serial killer o no» ridacchiò.
«Oh, io stavo… stavo solo scherzando.»
«Lo so. Anch’io» la tranquillizzò, strizzandole l’occhio prima di sparire sul retro. «A domani.» le gridò mentre si allontanava.
Giselle rimase imbambolata per alcuni secondi, poi uscì alla luce del sole.
A domani. Lo si dice così spesso, senza avere mai la certezza di incontrarsi ancora, di parlarsi ancora, di esserci ancora l’uno per l’altra. Philip glielo aveva detto la sera prima di lasciarla.
A domani… è un modo di dire così inflazionato eppure così intimo.
Perché a conti fatti dire a “domani” è un bel modo di aspettare di viverlo, il domani. Con la persona giusta, con il cuore aggiustato.
A domani… finalmente poteva attenderlo con una punta di speranza. E se fosse andata male, beh, che diamine! Ci sarebbe sempre stata la sua cioccolata a consolarla.

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