Legami immaginari e vere astuzie: “La signora Thomson” di Valeria Dainese (Gemini Grafica Editrice)

Buonasera serpentelli,
questa notte ho il piacere di parlarvi di un libro che con abili tocchi ci porta nell’Inghilterra fumosa, capace di cieli nuvolosi e di esplosioni di colore, tra sospetti e navigazioni, dicerie e risate bambine, lezioni di francese e uomini ideali…
Curiosi? Incominciamo! 😉

vivienne_copertina_definitiva_200

Qualcuno si manda fiori e poesie, inventando uno spasimante segreto per ingelosire o autoravvivarsi il lunedì mattina; qualcun altro tiene vivo un ricordo, idealizza un’ombra e le attribuisce una forma tanto apparente quanto ingombrante per paura del futuro e delle nuove scottature che potrebbe portare con sé; un altro ancora assume a tempo determinato, anzi, con un contratto a progetto, un partner per finta al fine di accalappiare il biondino simil-Backstreet Boys di turno – ma questa è la trama di Drive me crazy, commedia romantica che personalmente e quasi inspiegabilmente adoro, ma non è questo il momento di parlarne.

Vivienne Claudell, protagonista de La signora Thomson di Valeria Dainese (Gemini Grafica Editrice), no. O meglio, compie un passo in più: si fa realizzare una fede nuziale. Ma chi è Albert Thomson, il cui nome è impresso sulla vera?

Nessuno.

Perché il signor Thomson non esiste, ma la sua presenza è necessaria. Il signor Thomson è un espediente, una bugia bianca, un marito immaginario che una giovane donna nella Londra di fine Ottocento, con una bimba a carico, è costretta a escogitare, a modellare nella fantasia per ottenere un impiego rispettabile in una realtà rigida e impietosa.

Ma Vivienne è una pittrice di talento e, con una pennellata di creatività di troppo, una sfumatura di nostalgia, una nuance di amarezza e l’inevitabile equivoco, il quadro acquisisce via via tridimensionalità, e il gioco epistolare – di più non spiego! – si carica di senso di attesa, di mancanza, di sentimento.

Per fortuna (e per sapienti arti femminili), com’è nella più autentica tradizione austeniana, all’s well that ends well: colpi di scena, agnizioni, felici scioglimenti di matasse e tinte fosche… e una felice conclusione.

Il bello, comunque, è tutto nel viaggio verso il lieto fine e nella galleria di personaggi che si aggirano, veleggiano, dialogano tra le pagine: donne forti, pur ignorandolo talvolta, donne desiderose di autonomia, raffinate tessitrici, dotate di ironia, spirito pratico e di quel quid brioso che consente loro di avverare progetti e sogni, ottenendo dalla vita molto di più di quanto avessero sperato… e lo meritano.

london

P.S. Valeria Dainese è nata nel 1984 in provincia di Milano, dove ancora vive. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera, dal 2006 lavora nell’ambito dei beni culturali e della comunicazione creativa. Dopo l’esordio come scrittrice di opere teatrali (2011), inizia il percorso per diventare giornalista (2013), per cimentarsi, infine, con la narrativa. La Signora Thomson è il suo primo romanzo… E io la ringrazio per avermene inviato una copia, per la sua pazienza e la sua simpatia! 😀

Annunci

2 thoughts on “Legami immaginari e vere astuzie: “La signora Thomson” di Valeria Dainese (Gemini Grafica Editrice)

  1. Pingback: Legami immaginari e vere astuzie: “La signora Thomson” di Valeria Dainese (Gemini Grafica Editrice) | vanessa nuvola

I commenti sono chiusi.