Scarpe da tip tap

Estorsione… letale!

Scarpe da tip tap

Non aveva fatto i conti col cadavere.

Era sempre stato quello, il suo modus operandi: istinto e azione. Poi, a pulire e riordinare, ci avrebbe pensato qualcun altro.

Poteva andar bene alle elementari, quando si appropriava di Trancini, Buondì e crostate alla ciliegia sotto la minaccia di una manina chiusa a pugno – alle sedici e trenta precise, all’uscita da scuola, la sua tata avrebbe notato le bambine con i lucciconi e il visetto smunto per la mancata merenda, e avrebbe comprato il loro silenzio con un bombolone ancora sfrigolante o una fetta di torta di mele casalinga e senza additivi (lo vedi che succede, a volte, ad accettare cibo dagli sconosciuti!).

E poteva funzionare alle medie, al bel tempo in cui il furto di un orecchino o una molletta (più un eventuale corredo di pizzichi e pugni) valeva la candela – le vittime erano prontamente rintracciate da sua madre e ricevevano un buono per una seduta gratuita presso uno dei suoi saloni di bellezza (benedette siano l’acne e le sopracciglia selvagge dell’adolescenza!).

Il “gesto assoluto”, la monelleria senza pensare alle cause né alle conseguenze, era il suo credo, si era affinato negli anni e filava liscio anche adesso, a ogni litigata con un professore, ogni chiamata in presidenza, ogni minaccia di sospensione: se le sovvenzioni del paparino (un istituto superiore privato, ricalcato sul modello del college britannico, ha bisogno di sussidi, è ovvio) non erano valse a salvarla dalle bocciature, almeno avevano ammantato la sua figura armonica e proporzionata di quell’aura di intangibilità e deferenza per la quale si stava tanto prodigando.

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Moon Boot

Liberamente ispirato a Sentinella di Fredric Brown (1954)

Scarponi voluminosi… e spaziali!

Moon Boot

«A volte non hai la sensazione di essere perseguitato?» esordisce, di punto in bianco, durante la nostra solita escursione nella natura.
Eccoci: io, lo spazio incontaminato e il rompiscatole galattico. Promemoria per il sottoscritto: d’ora in poi trascorrere i weekend rigorosamente a casa nel mio bunker.
«Sì, da te» rispondo subito. Ho già innescato il pilota automatico: è la mia irritazione a tenere i comandi e, a quanto pare, non sa usare i freni.
«Ma non da me, da loro» il suo lungo indice turbina in un moto ipnotico, in un gesto gelatinoso che comprende i canyon, il letto del fiume – due labbra semiserrate e inaridite –, lo Stato, l’Universo.
«Chi, chi?!» mi inalbero. Con lui non vale la pena andare tanto per il sottile. Non che gli insulti abbiano dato qualche risultato.
«Li vedi quei satelliti?» abbassa il volume e punta il dito verso l’alto.
«Satelliti televisivi» spiego, come se mi rivolgessi a un bambino.
«Satelliti-spia!» ribatte stizzito, «Ci osservano! Sanno dove andiamo, cosa pensiamo, cosa compriamo…».
«Certo, e come facciamo la pipì e la pupù, come attacchiamo bottone in discoteca e come ti spacco un grugno, se non stai zitto» ringhio, ma mi scappa un risata, «Chissà come si divertono a guardare tua suocera sotto la doccia… Non vorrei essere nei loro panni».
«Non dirmi che non ti avevo avvisato, quando ci invaderanno…» mormora profetico, roteando gli occhi, tutti e quattro in quattro direzioni diverse, come un invasato.
«L’invasione dei satelliti? Be’, con tutte le reti televisive che il nostro “grande imprenditore” sta fondando…» scherzo, «E invaderci per cosa, quattro pietre e il tuo brutto muso?».

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Scarpe da ginnastica

Zaino in spalla e scarpe ben allacciate:
il viaggio è appena iniziato!

 Scarpe da ginnastica

Un clima di rivoluzione serpeggiava già da un po’ (e canticchiavi Tracy Chapman, di’ la verità). Ebbene, adesso la tua rivoluzione c’è stata – pacifica, per carità, e sancita con un tono sobrio, ammaestrato da ore di prove, tête-à-tête tra Es, Io e Super-ego e confessioni allo specchio del bagno, il tutto ben innaffiato da qualche lacrima sul latte (non ancora) versato… e sugli avanzi del Cenone. Ma c’è stata, oh sì. Hai messo la parola fine a quel film troppo lungo, privo di trama e di sviluppi come un cinepattone: ancora una volta, con sentimento, ti sei seduta alla scrivania, hai risolto le faccende in sospeso – non sia mai che le pendenze, quando verrà la tua ora, ti ancorino qui sulla terra e ti costringano a scansionare, fotocopiare, sorridere, graziepregomasifiguriarrivederci per l’eternità, povero spettro a progetto! – e poi hai detto basta, io lascio.

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Manolo

Un nome che evoca il chico latino delle telenovelas Anni ’90, tre sillabe che si intonano con gli occhi cerulei di Carrie Bradshaw, sei lettere melodiose come uno tacco 12: in qualunque modo la pensiate, la parola “Manolo” vi strapperà almeno un… sospiro!

 Manolo

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