Misteri ai fornelli: “Scrivere è un mestiere pericoloso” di Alice Basso

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Sarà che nella mia famiglia il cibo è sacro e la rottura di un vetro del salotto, l’incendio di una pallina di gomma, l’ammaccatura di un tavolino di cristallo, di un lampadario e di un paio di mensole e scaffali – tutti i riferimenti sono assolutamente reali, le feste casalinghe e i gruppi di studio nei miei anni liceali sono stati alquanto… pittoreschi – vengono accolti con una risata e una pacca sulle spalle, ma lasciare un pezzo di pane è un’eresia da denunciare a Torquemada; che ogni giorno, a qualunque ora, ci fossero fuori dalla finestra i quattro Cavalieri dell’Apocalisse – che in quel caso sarebbero subito invitati a entrare, specialmente Carestia, “tanto sciupata” –  sono certa di trovare dai nonni qualcosa di buono da sgranocchiare; che per gli zii la salute, la felicità, il successo negli esami, il Premio Pulitzer e forse anche il Nobel per la pace sono legati all’appetenza a doppio filo; saranno queste e milioni di altre cose, ma trovo che chi si prenda cura dell’altro – sia un partner, un amico, un perfetto sconosciuto o un quattrozampe – mettendosi ai fornelli, imbastendo un pranzo luculliano, scaldando degli avanzi, infornando una pizza surgelata o riempiendo una ciotola, abbia un fascino e una bellezza straordinari.

Un piatto, caldo o freddo a seconda della stagione, accende nel petto un dolce camino, poi il tepore scende giù piano e nello stomaco si trasforma in uno scirocco su cui le famigerate farfalle possono lasciarsi trasportare in una danza rossa, blu e lilla.

C’è una musica particolare nel tagliare, sminuzzare, masticare, piluccare e ricominciare all’unisono il rito della forchetta e del coltello – purché chi ci sta davanti non abbia l’eleganza di un facocero. E cosa dire della soave lentezza con cui l’acqua bolle, l’impasto lievita, l’impanatura dora, mentre le dita sfiorano farina e altre mani, gocce di cioccolato e fianchi?

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A tu per tu con l’ispettore Rubatto!

Non credo di aver commesso reati. Non di recente, almeno.
Forse qualche rissa risalente ai tempi delle scuole elementari, ma mi risulta che questo tipo di misfatto cada in prescrizione insieme ai denti da latte…
E allora cosa ci fa un ispettore in casa mia?
Niente paura, questa mattina Rubatto è qui su ILW in veste – altrettanto ufficiale – di personaggio nato dalla penna di Marco G. Dibenedetto e sarò io a metterlo sotto torchio… Per parlare degli ultimi due libri che lo vedono come protagonista.

Ma arriviamo al punto, si sa che il crimine non dorme mai e tanti enigmi e nuove sfide attendono il nostro ospite, quindi vi lascio subito qualche informazione sui romanzi e l’autore e poi via con l’intervista!

 

I dubbi di Rubatto

La guardò, aveva un viso splendido ed elegante, un po’ algido ma molto bello. Era un peccato farle quello che aveva intenzione di fare, ma doveva eseguire il suo compito. Il destino lo imponeva. Si avvicinò alla borsa, si infilò un paio di guanti di neoprene, prese una boccetta e una mascherina che appoggiò a terra. «Mi dispiace, sei così bella» le sussurrò senza sapere se potesse sentire. Le afferrò il collo con le due mani e strinse con tutta la forza che aveva.

 

I DUBBI DI RUBATTO

Autore: Marco G. Dibenedetto
Editore: Golem Edizioni
Collana: Le Vespe
Numero di pagine: 238
ISBN: 978-88-98771-45-5
Data uscita: 14 aprile 2016
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Un pazzo omicida semina il terrore nel mondo dell’alta moda e del glamour uccidendo e sfigurando ragazze destinate alle passerelle o alle copertine delle riviste patinate. Una sfida per l’ispettore Rubatto e per i suoi uomini più fidati che dovranno inoltre confrontarsi con un’inspiegabile crisi del loro capo, proprio nel momento in cui ne avrebbero più bisogno. Tra un dubbio e l’altro Rubatto deve fermare la scia di morte e sciogliere un nodo legato alla sua vita privata che rischia di fargli perdere lucidità e di condurlo verso l’abisso.

 

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