Misteri ai fornelli: “Scrivere è un mestiere pericoloso” di Alice Basso

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Sarà che nella mia famiglia il cibo è sacro e la rottura di un vetro del salotto, l’incendio di una pallina di gomma, l’ammaccatura di un tavolino di cristallo, di un lampadario e di un paio di mensole e scaffali – tutti i riferimenti sono assolutamente reali, le feste casalinghe e i gruppi di studio nei miei anni liceali sono stati alquanto… pittoreschi – vengono accolti con una risata e una pacca sulle spalle, ma lasciare un pezzo di pane è un’eresia da denunciare a Torquemada; che ogni giorno, a qualunque ora, ci fossero fuori dalla finestra i quattro Cavalieri dell’Apocalisse – che in quel caso sarebbero subito invitati a entrare, specialmente Carestia, “tanto sciupata” –  sono certa di trovare dai nonni qualcosa di buono da sgranocchiare; che per gli zii la salute, la felicità, il successo negli esami, il Premio Pulitzer e forse anche il Nobel per la pace sono legati all’appetenza a doppio filo; saranno queste e milioni di altre cose, ma trovo che chi si prenda cura dell’altro – sia un partner, un amico, un perfetto sconosciuto o un quattrozampe – mettendosi ai fornelli, imbastendo un pranzo luculliano, scaldando degli avanzi, infornando una pizza surgelata o riempiendo una ciotola, abbia un fascino e una bellezza straordinari.

Un piatto, caldo o freddo a seconda della stagione, accende nel petto un dolce camino, poi il tepore scende giù piano e nello stomaco si trasforma in uno scirocco su cui le famigerate farfalle possono lasciarsi trasportare in una danza rossa, blu e lilla.

C’è una musica particolare nel tagliare, sminuzzare, masticare, piluccare e ricominciare all’unisono il rito della forchetta e del coltello – purché chi ci sta davanti non abbia l’eleganza di un facocero. E cosa dire della soave lentezza con cui l’acqua bolle, l’impasto lievita, l’impanatura dora, mentre le dita sfiorano farina e altre mani, gocce di cioccolato e fianchi?

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Le emozioni lievitano! “Dai un morso a chi vuoi tu” #2 – “Un ricordo buono come il pane” di Carlotta Borasio

Buonasera serpentelli,

anche questa settimana voglio farvi venire l’acquolina con un altro “Stuzzichino” letterario tratto dall’antologia Dai un morso a chi vuoi tu. Storie d’amore per appetiti formidabili edita da Booksalad.

Oggi il mio appetito fa un po’ di capricci – cosa? Dite che è un evento epocale da segnare sul calendario, tipo un allineamento planetario che capita una volta ogni 65 milioni di altri e dispone Marte, Venere, Plutone e compagnia bella in modo da formare un vaso di gerani o un pescatore unendo i puntini luminosi? – ma non si può non sentire un solletichino alle guance e un caldo profumo di casa nelle narici leggendo il secondo racconto della nostra raccolta.

Sto parlando di Un ricordo buono come il pane di Carlotta Borasio.

CarlottaCarlotta, nata a Torino nel 1986, collabora con la casa editrice indipendente Las Vegas edizioni, è editor, si occupa dell’ufficio stampa, gestisce il sito, impagina e prepara il caffè (nonché le famose mozzarelle in carrozza, che prima o poi ci farai assaggiare… vero?!). Ama i libri, le serie TV e le liquirizie salate e alcuni suoi racconti sono inseriti in antologie pubblicate da Historica, Il Foglio, Ensemble e Eataly.

La trovate su Facebook (www.facebook.com/carlotta.borasio), Twitter (twitter.com/camphorina) e Instagram (www.instagram.com/camphorina).

Pronti? Via con l’intervista! Continua a leggere

50 sfumature di verde: Green Autobiography di Duccio Demetrio

Green Autobiography

È da tutto il giorno che persevero, nonostante gli sguardi disperati della gatta, le preghiere dei vicini e le incrinature di piatti e bicchieri – anche quelli del servizio buono – a canticchiare Come undone, complici la radio e il lunedì. Fatto sta che, al di là del mio inglese stonato e maccheronico, a un certo punto Robbie Williams gorgheggia: “If I ever hurt you your revenge will be so sweet”, e questo verso mi ha suggerito una riflessione.

A quanto si mormora, l’ex Take That avrebbe dedicato la canzone alla madre, con la quale, sempre secondo le voci di corridoio e della rete, ha un rapporto di amore-odio, oppure – e questo è il parere di altre campane – la ballata sarebbe un rimprovero dell’artista alla famiglia, colpevole di giudicarlo semplicemente un “bravo ragazzo”, senza notare o accettare i suoi lati più ribelli e complessi… Qualunque sia l’interpretazione corretta, io leggo questo testo, e in particolare la frase che ho citato qualche riga fa, come una carta d’identità, una dichiarazione di amore e di esistenza a qualcuno (concreto o etereo) che, nonostante i tuoi dissidi, le lotte intestine quotidiane – sedate a suon di musica e qualche eccesso – gli scatti e gli sbagli, è sempre pronto a riaccoglierti nel suo grembo, la più dolce delle vendette.

E questo abbraccio ci è offerto gratuitamente, senza progetto né pretesa, da una mamma, da un’amicizia speciale, dal compagno di vita o dalla natura. Natura come ispirazione, motivazione e protagonista del libro di cui vi vorrei parlare oggi.

Si tratta di Green Autobiography del prof. Duccio Demetrio, edito da Booksalad, un viaggio filosofico, lirico e introspettivo alla scoperta della letteratura green.

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Tag “Prenderei un caffè con…”

Prenderei un caffè conUn cappuccino casalingo, un caffè macchiato caldo, un caffè al ginseng piccolo e un caffè macchiato freddo: oggi non ho voluto esagerare.

Ma la caffeina mi scorre veloce veloce nelle vene, nelle arterie, nelle sinapsi, nello pneuma e nel flegma, quindi pochi preamboli e via con le regole, correndo come Arale a braccia spalancate e con gli occhi a sofficino:

  • Usate l’immagine
  • Citate e ringraziate chi vi ha nominato
  • Descrivete le tre diverse situazioni così come sono state organizzate
  • Nominate almeno 10 blogger

Grazie a Lupetta, che in poco tempo ha capito chi io sia, nominandomi in un tag che sembra tostato e macinato… *coff coff*… ritagliato su misura per me!

Ecco le mie risposte:

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Il cielo d’Islanda

Esattamente un anno fa iniziava la nostra luna di miele nelle Terre del Nord. Oggi prendo in prestito la melodia di Fiorella Mannoia, stravolgo le parole, perturbo la metrica e cerco di rendere giustizia a un’isola incantata che ci ha stregato senza rimedio. Perché a volte puoi trovare il luogo da chiamare “casa” nell’angolo più impensabile, magari tra lagune glaciali e volatili suscettibili, là dove due zolle si incontrano e i Babbi Natale sono tredici… DSCN1734

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Ho visto la luce ma ho scordato di pagarla!

Il guizzo dei ricordi, l’abbaglio della ribalta, il lato oscuro del Cenone, il blackout: mille modi per parlare della luce… e riderne!

Desy Icardi e due Pennute (tra cui la vostra Med) vi aspettano sabato 13 dicembre alle ore 17.30 a Torino per un reading… Illuminante!

Vi aspettiamo! 😉

Ho visto la luce ma ho scordato di pagarla