Milano si beve… come un romanzo! “La confraternita delle ossa” di Paolo Roversi (Marsilio)

Ora posso dirlo: sono entrata in una confraternita!

No, niente distintivi, né strane combinazioni di lettere greche, balletti o giuramenti: sto parlando della #confraternitaossa, il gruppo di 100 lettori scelti dall’autore Paolo Roversi, in accordo con l’editore Marsilio, per leggere in anteprima La confraternita delle ossa e escogitare insieme progetti, iniziative e strategie. Nei giorni scorsi, incontrandoci nell’omonimo gruppo segreto su Facebook, abbiamo pensato e ci siamo confrontati, lanciando proposte e affinandole, pubblicando foto e bozzetti, condividendo gli indirizzi dei nostri blog, opinioni e aneddoti.

Insomma, un esperimento letterario decisamente originale e stimolante, utile per avvicinare le diverse parti della filiera editoriale e far circolare idee, parole e storie.

Oggi è arrivato il momento della mia recensione, ma prima di partire ecco qui qualche informazione:

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La vita È un film. Segnalazione de “L’anno perfetto” di Raquel Villaamil (Libro Aperto International Publishing)

Checché se ne dica in giro, a volte la vita somiglia davvero a un film, e ciascuna di noi ha la propria trama, della quale è regista, produttore – spesso con scarsi fondi –, sceneggiatore – spesso con le idee un po’ confuse – e interprete.

Di recente la mia esistenza somiglia a un discutibile lungometraggio con Sylvester Stallone – e anche l’espressione, intirizzita dal gelo e dal pullman affollato, è più o meno la stessa: cappello di lana calcato sulla testa, espressione truce e disincantata di chi aspetta il sopramenzionato mezzo pubblico da mezz’ora, corse contro il tempo, salvataggi (di file) per il rotto della cuffia, qualche colpo sul naso e linguaggio colorito… Però che avventura e che adrenalina (dite che soffro di esaltazione facile?)!

Per qualcun altro la pellicola è di un genere diverso, come nel caso di Miriam: dopo fraintendimenti e cadute… organiche, tutto ora sembra andare per il meglio: una storia d’amore esaltante come la serie preferita, un fidanzato sex symbol, una carriera che si preannuncia un viale del tramonto all’incontrario, in salita e sempre più sfavillante… Ma cosa succede quando il plot devia all’improvviso, e il thriller e il paranormale sembrano metterci lo zampino artigliato e minacciano di ritinteggiare il roseo fondale?

Ancora due giorni per poter leggere il seguito di Manhattan Beach, il chick di Raquel Villaamil che ho adorato (trovate la mia recensione qui).

In attesa del 3 dicembre, vi lascio qui di seguito qualche dettaglio e vi auguro buona visione… ops, lettura! 😉

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«Quando esattamente la mia vita si era trasformata nel copione
di un film horror?»

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Qui giaccio: intervista-anteprima a Luigi Schettini

Notte di streghe, fantasmi in catene, spiriti inquieti e riti misteriosi, notte di ombre e di fuochi fatui, di zucche, gommose alla frutta e tiri mancini (ma senza esagerare): eh sì, il 31 ottobre è arrivato e, oltre al secondo compleanno della gatta-incantatrice Bia, ai biscotti sfornati (e subito spariti… It’s a kind of magic) e ai tentativi di pesci d’aprile fuori stagione che mi si sono ritorti contro, quest’anno porta con sé, su questo blog, proprio adesso, un’anteprima!

Si tratta di Qui giaccio (Golem Edizioni), thriller inquietante e magistrale scritto da “un degno erede dei grandi maestri del giallo” (così lo definisce il regista, sceneggiatore e scrittore Luigi Cozzi), Luigi Schettini… che ho il piacere di ospitare!

Ancora un attimo di suspense – il tempo e il contesto sono propizi! –, prima di incominciare voglio lasciarvi qualche dettaglio sul libro, che uscirà ufficialmente nelle librerie e negli store on-line tra meno di una settimana:

3046949“Qui giaccio, malato nelle viscere. Le cimici mi divorano. E da lassù ancora luce e chiasso”
(Friedrich Nietzsche, Il Canto del Capraio)

Di anni ne son passati tanti, troppi. Nonostante ciò il loro volti sono impressi a fuoco nella mia mente, quasi fossero al mio cospetto in questo momento. No… non li scorderò di certo quei volti. Li rammento tutti. Uno a uno.
Ed è forse questa la loro condanna. Nei secoli dei secoli. E così sia.

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