Cammeo

Odi et amo… Torino!

cammeo

Mi ricordi un vecchio cammeo, sai?

Impegnativa, un po’ retrò, con un profilo bianco di cigno contro uno sfondo amaranto, indefinito di nebbia e sontuosità.

E se mi ci metto anch’io di profilo – pori trafficati di stress, ore piccole e pranzi rubati, e ossa sporgenti e primedonne – non guardiamo nella stessa direzione.

Eppure sei contagiosa nei tuoi spigoli e nelle tue curve, e sembra così facile vivere nei tuoi viali del tramonto, intossicarsi di passato e barocchismi, tra le piume di un ventaglio e la pellicola affumicata di un film sempre uguale e sempre bello. Oppure far miei i tuoi capricci e i tuoi sospetti, la tua estetica al sapore di fusion e di minestrone riscaldato appena appena, la tua superbia che si dissolve effervescente in un bicchiere di Pastis, il tuo riserbo impastato di nocciole e cioccolato.

Sei sovrana e matrigna, culla aguzza e DNA, colosso immobile che sa bene come inseguirmi e incunearsi in cadenze spalancate e paragoni che nonostante tutto ti vedono sempre vincente. Forse mi divoreresti e continueresti a specchiarti imperturbabile, se ti lasciassi fare, se non scappassi in un bosco di carta e nerofumo in compagnia di cacciatori imprevisti, cerbiatti impazziti e nani obnubilati.

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